B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

Eccoci alla B.  Essendo le borse sono tra gli accessori più amati dalle donne abbiamo pensato di scegliervi quelle che stanno andando per la maggiore da regalare alla mamma, all’amica, alla sorella o semplicemente da prendere come spunto. Tracolle, pochette, secchielli. Nei colori più di stagione e che si possono anche sfruttare in primavera.

 

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

1. Borsa a tracolla con scritta, Fendi

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

2. Secchiello di pelle, Chanel

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

3. Borsa da portare a mano, Ballantyne 

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

4. Tracolla con borchie decoro e maxi logo, Dior

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5. Borsa con testa serpente smaltata, Bulgari

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

6. Pochette dorata, Poshead

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7. Pochette rigida con catenella, Cafè Noir 

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

8. Borsa di nappa con maxi scritta, Stella McCartney

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

9. Borsa ecopelo, Miu Miu

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

10. Borsa da mano con applicazioni-decoro, Tory Burch

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

11. Borsa con manico fantasia, Prada

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

12. Clutch di pelle con borchie,  Valentino

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

13. Borsa con dettagli mini borchie,The Bridge

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

14. Pochette trasparente, Zaha Hadid

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

15. Borsa BIG Bag in pelle di vitello,Céline

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

16. Borse linea Circus, Tod’s

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

17. Clutch con catenella, Miu Miu

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

18. Borsina ricamata, Zara

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

19. Borsa a tracolla, H&M

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

20. Tracolla di pelle verde, Cos

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

21. Borsa a mano di pelle con chiusura cuore, Marni

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

22. Borsa con decori, Courier Bag, Coach & Rodarte

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

23. Borsa tracolla in ciniglia, Giorgio Armani

 

Fonte: Repubblica.it

A come abiti da regalare o regalarsi

A come abiti. Un abito rosso, verde, blu, nei colori metalizzati o nel classico nero; lunghi, corti, super decorati o da femme fatale. Si passa dal tulle, al vellutocangiante fino alle paillettes. Nessuna regola basta che facciano ‘sognare’, son giorni di festa. Come riutilizzarli anche in altre occasioni? Cambiando gli accessori e il make up  e l’acconciatura che ti farai ogni volta che li indossi

I rossi
Tra i colori più gettonati di questo inverno e da sempre sinonimo di festa, un classico che va sempre bene. Da abbinare a accessori neri o argento

A come abiti da regalare o regalarsi

1. Abito rosso lungo di paillettes  con cintura, Ashish in vendita su Net a porter (2.217 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

2. Tubino di velluto con scollo incrociato, Zara (39,95 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

3. Abito lungo in cady, Valentino(2.950 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

4. Abito in jersey di viscosa, Gucci (1.300 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

5. Abito corto di seta, Fendi

A come abiti da regalare o regalarsi

6. Abito sottoveste con applicazioni, H&M (69,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

7. Abito  con spacco di velluto con mini pagliuzze, Bershka (45,99 euro)

I verdi
Nella tonalità del verde bosco o verde cangiante sono perfetti vestiti dai tessuti più luminosi. Ma puoi anche osare col Greenery,colore dell’anno 2017, da spezzare con accessori oro

A come abiti da regalare o regalarsi

8. Abito di paillettes, Zara (49.95 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

9. Abito lungo con cintura, Norma Kamali (210 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

10. Abito lungo con applicazione,  Miu Miu (1.720 euro)

I neri
Se non vuoi azzardare vai sul sicura e punta sul nero. Un evergreen che non passa mai di moda

A come abiti da regalare o regalarsi

11. Abito di tulle con stelle, H&M (69,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

12. Abito a sottoveste di tulle, Pimkie (39,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

13. Abito lungo con stelle, Gap (120 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

14. Tubino lavorato, Balmain in vendita su Net a porter

A come abiti da regalare o regalarsi

15. Abito di raso monospalla,Sain Laurent 

A come abiti da regalare o regalarsi

16. Abito di velluto con stelline, H&M (39,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

17. Abito sottoveste cangiante, Bershka(35,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

18.Abito smanicato con collo ricamato a mano con perline, Emporio Armani

I cangianti
Belli da indossare anche dopo a un coktail o a un party

A come abiti da regalare o regalarsi

19. Abito di paillettes con colletto e polsini a contrasto, Tory Burch (495 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

20. Abito tunico dorato, Stella McCartney (1.595 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

21. Abito monospalla, Stella McCartney  (1.595 euro)

 

Fonte: Repubblica.it

Le sneakers da running sono le nuove décolletées?

Grandi, grosse e comode. Si può riassumere così la radiografia delle sneakers di tendenza. Oggi ufficialmente sdoganate dagli stilisti che le propongono come scarpe da indossare con abiti chic. Da alcune stagioni i modelli di sneakers da running hanno subito un’impennata nei gusti delle modaiole.

Osservando le immagini di street style capita spesso di vedere queste scarpe ultra tecniche, di solito riservate agli amanti della corsa, abbinate ad outfit di tendenza. E proprio il successo del running come disciplina sportiva è parte in causa. Quando si indossa una scarpa da running tutti i giorni per correre si nota subito il comfort. E quindi viene naturale pensare di adottarle anche per le “maratone” di shopping con le amiche o per le giornate all’aria aperta con il fidanzato.

E così pian piano le scarpe da running sono diventate delle habituée del nostro guardaroba, Se ne sono accorti anche gli stilisti da Louis Vuitton, che ha proposto grosse sneakers tecniche in passerella dedicandole alle donne che non temono look troppo giovanili, a Demna Gvasalia per Balenciaga. La sua Speed Knit Trainer, scarpa da ginnastica a calza, è costantemente sold out. Proprio come spopolano le Yeezy disegnate da Kanye West per Nike.

La scarpa da ginnastica è democratica e oggi viene indossata indifferentemente a tutte le età. È diventato un capo base del guadaroba come la petite robe noire o il jeans. Inoltre è molto confortevole e sposa il concetto moderno che una donna può essere bella ed elegante anche senza soffrire su tacchi altissimi.

Negli anni 90 la sneaker faceva parte della cultura pop della strada ed era un simbolo di ribellione e trasgressione per chi la indossava. Non a caso i giovani se ne sono impossessati. Oggi il mood è totalmente diverso: non c’è nulla di più chic di una donna che indossa un paio di sneakers con raffinatezza. Piiù è tecnica, grossa, con suole futuristiche, più è cool. E dalle Huarache alle Air Max Thea di Nike, passando per le Superstar di Adidas o le Pump di Reebok è davvero impossibile non trovare il modello giusto per noi. basta poi sapere come abbinarla ai nostri outfit. Ecco qualche consiglio.

Una scelta spesso adottata dalle giornaliste di moda che presenziano alle sfilate. Con il nero totale la sneakers diventa immediatamente una scarpa chic. Funziona anche un total look di altri colori (rosa, rosso, verde o blu): in questo caso lo scopo è far risaltare la sneaker con i suoi colori tecnici.

Con la gonna a metà polpaccio
Le sneakers da running sono le nuove décolletées?
Quello che abbiamo sempre considerato un “fashion faux pas” ovvero un passo falso nello stile, oggi è il massimo del trend. Non preoccupatevi che questo look vi faccia sembrare una suorina laica. In realtà se scegliete bene la gonna sarà un successo. Due le opzioni: un modello dritto e nero (perfetto per l’ufficio) va però svegliato da una giacca colorata e da calzine femminili. Oppure scegliete una gonna in stoffa leggera e un po’ luccicante, a stampa, floreale o scozzese ma nei colori pastello, il risultato sarà molto giovanile. L’importante è che segniate sempre bene il punto vita con una cintura in modo da delineare la linea.

Con un tailleur
Le sneakers da running sono le nuove décolletées?
Ricordate Melanie Griffith in Una donna in carriera? Raccontava le lavoratrici degli anni 80 che vivevano in tailleur e infilavano le scarpe da ginnastica una volta uscite dall’ufficio per correre a casa nel traffico cittadino. Ecco oggi il concetto è un altro: la sneaker è la scarpa da ufficio, quella che regala un twist in più al solito tailleur. Più il completo è lineare, definito più la scarpa deve osare nelle misure e nella suola. Perfetta con i tailleur colorati e a stampa tanto di moda questo inverno.

Con un abito da sera
Le sneakers da running sono le nuove décolletées?
Impossibile? Nulla è impossibile nella moda, ormai dovreste averlo capito. E così ora la sneaker tecnica diventa anche scarpetta da ballo. Il trucco è scegliere un abito lungo, iperfemminile, che si faccia notare per il colore o la stoffa brillante. Dovete indossarlo con aria sicura, gioielli importanti, trucco e capelli perfetti. L’unica nota “stonata” devono essere le scarpe che così renderanno unico il vostro look.

Con un pantalone ampio e un cappotto
Le sneakers da running sono le nuove décolletées?
Ispiratevi alle silhouette di Helmut Lang e agli anni 90, che vivono un grande ritorno. Il pantalone ampio, elegante e un maxi cappotto diventano molto chic con un paio di sneaker. Meglio ancora se abbinati a un dolcevita nero. Il cappotto potete portarlo appoggiato alle spalle come fanno le influencer. Di più: provate questo outfit con un pantalone ampio in velluto liscio, altro grande trend di questo inverno. Il contrasto di materiali sarà perfetto.

 

Fonte: Repubblica.it 

Intossicati dal fitness: se la passione diventa ossessione, come uscirne?

In Europa, stando ai dati internazionali rivelati quest’anno a Rimini Wellness, il fitness è un business che genera il 2% del Pil Ue; in Italia rappresenta un affare da 14 miliardi di euro che coinvolge 18 milioni di persone (dati FitBit). Non stupisce, dunque, che palestre sempre più attrezzate e con orari non-stop spuntino come funghi, coinvolgendo persino gli interessi di star come Madonna, che nelle sue sale da fitness Hard Candy di recente ha addirittura portato un allenamento “Addicted to sweat”, ispirato al mondo del Bondage.

E mentre ragazze “star” di Instagram propongono esercizi per scolpire addominali e glutei ispirando ogni giorni milioni di persone (la regina del “model fitness” è la venezuelana Michelle “The body” Lewin, con oltre 12 milioni di followers su Instagram), l’overtraining o sindrome da sovrallenamento è ormai un problema riconosciuto, al punto che uno studio Usa, battezzato Cardia (Coronary Artery Risk Development in Young Adult Study) e condotto analizzando i comportamenti di migliaia di persone per oltre 25 anni, ha dimostrato che gli uomini che praticano attività fisica per più di 7 ore e mezza a settimana corrono un rischio dell’86% più alto della media di accumulare depositi di calcio nelle arterie coronarie. Dell’intossicazione da fitness abbiamo parlato con la la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, facendoci spiegare come uscirne. In sette mosse.

1. Focalizza il problema: come capire se sei una gymaholic
Come ogni attività anche lo sport, qualora inizi a occupare troppo spazio nella mente e a condizionare pensieri e vita quotidiana, può generare ‘intossicazione’, o addirittura una vera e propria dipendenza. “Il termine inglese che rappresenta meglio questo processo di lento scivolamento dal piacere di fare attività fisica alla vera e propria intossicazione, spiega Lucattini, è gymaholic (ubriaco di palestra), che può portare a diventare gym-addicted o fitness-addicted. Il fenomeno è conosciuto da tempo ma ha avuto un aumento esponenziale col moltiplicarsi dei corsi online di fitness e persino di body-building, che in alcuni casi finiscono per sovrapporsi e confondersi. I corsi online sono sponsorizzati da importanti marche di abbigliamento per lo sport, case che producono integratori acquistabili anche online ma che andrebbero assunti sotto controllo medico, perché ad alto dosaggio possono risultare dannosi per l’organismo”.

Il primo passo è insomma quello di avere consapevolezza che si è andati oltre il normale allenamento o la passione per lo sport. “I primi segnali sono i malesseri fisici, dolori ai tendini e ai muscoli, quindi” continua l’esperta, “una necessità ingovernabile di dedicarsi al fitness ogni giorno, più volte al giorno, compresi i giorni di festa, sacrificando gli amici, la famiglia e il lavoro”. Persino alcuni importanti personal-trainer sono caduti in questa forma di dipendenza, nonostante che per loro si trattasse di una professione, e per primi hanno cominciato a porsi il problema dell’impatto psicologico del sovrallenamento sui propri “followers” e del messaggio trasmesso. Zanna Van Dijk, blogger e fitness-influencer, scrive che il suo modello vuole essere basato sull’ “equilibrio e la sostenibilità” dell’allenamento. Un modello, quindi, positivo e incentivante.
I campanelli d’allarme insomma sono tanti, alcuni quasi inavvertiti, dai piccoli traumi alla depressione del sabato e della domenica, che viene compensata andando ad allenarsi anche nel week-end, magari proprio per incontrare gli amici della palestra. “Un altro campanello di allarme” continua Lucattini, “è il desiderio di postare tutti i piccoli miglioramenti sui social; un altro ancora è il fatto di cambiare alimentazione senza consultare un nutrizionista, cercando su internet come migliorare il proprio rendimento. Un importante campanello d’allarme, inoltre, sono i disturbi del sonno, soprattutto insonnia, ma qualche volta anche improvvisi colpi di sonno da ipoglicemia, da calo improvviso degli zuccheri nel sangue o da alterazione del metabolismo del surrene”.

2. Fatti seguire da un personal trainer
“Una costante attività fisica” spiega Lucattini, purché fatta con preparatori atletici laureati e dietro indicazione del medico sportivo, che dia un indirizzo sui programmi personalizzati e nella preparazione delle schede tecniche, permette di mantenere il tono muscolare, di prevenire le malattie articolari, di compensare la sedentarietà della vita quotidiana e indubbiamente induce un grande benessere psicologico, sia su una base neuroendocrina, per la produzione di endorfine, sia per la pratica stessa di una disciplina che organizza la giornata (timing). Al tempo stesso, favorisce un migliore contenimento delle emozioni e dell’impulsività. Praticare una disciplina con costanza, e ricevere il benessere fisico a essa associato, vedendo i risultati, migliora l’autostima e aiuta a affrontare meglio le insicurezze, anche a partire dal corpo. Con la guida di personal trainer esperti e attraverso un’informazione corretta è possibile intercettare subito i primi segnali ed evitare di cadere in un over-use ovvero in uno sforzo eccessivo o in una dipendenza”.
3. Ridimensiona i tuoi idoli
“Negli adolescenti che hanno un problema naturale con l’immagine corporea perché si stanno adattando alla trasformazione del fisico e della mente, specie se insicuri e depressi, il miraggio di una trasformazione “fai da te”, verso un ideale di fisicità proposto dai media, può attecchire. Per questo si affidano ai nomi famosi che furoreggiano sui social, con immagini trasformate con photoshop, “posate” o scattate da professionisti. Questi personaggi però non sono mai come appaiono nelle foto o nei video, bensì gestiti da social manager ed esperti del settore, fotografi e videomaker, che sanno come riprendere le immagini, montarle e proporle”, spiega Lucattini.

4. Non prendere “scorciatoie”
“Tra i 25 e i 35 anni” continua l’esperta, “quando c’è una naturale trasformazione del corpo (anche se non si può parlare di invecchiamento), il miraggio è invece quello di ottenere dei risultati eccezionalmente efficaci in tempi rapidi, con l’aiuto di un esercizio fisico molto stressante, forte e dopante associato all’uso di integratori alimentari e non di rado anche degli ormoni, benché non legali. Il pericolo è su due fronti, fisico e psicologico: fisico perché il sovraccarico da allenamento può provocare fratture, strappi muscolari, ipoglicemia, perdita di peso eccessiva; psicologico per il rischio di depressione da esaurimento metabolico, che spesso viene compensata con l’uso di sostanze psicostimolanti, eccitanti e anche anfetaminosimili, nate per patologie specifiche e che sul mercato illegale causano un down importante fino alla depressione da fatica”.

5. Allontanati dai social
Studi recenti hanno dimostrato che l’arrivo dei social in palestra e a casa ha fatto aumentare in modo consistente il numero di coloro che praticano fitness e quindi anche, percentualmente, di coloro che ne diventano dipendenti. “Non va sottovalutato che le dipendenze da attività fisica e da social possono sommarsi ed è quindi poi difficile capire chi potenzia che cosa. Il bisogno di apparire” spiega Lucattini, “potenzia quello di allenarsi, e la fatica e gli sforzi per raggiungere una certa forma fisica fanno aumentare il bisogno di postare sul web. Ogni passaggio delle proprie giornate è fissato e pubblicato per verificare il riscontro che ottiene. Il fenomeno è preoccupante e credo che sia legato all’aumento, in parallelo, dei disturbi alimentari, anche tra i maschi adulti”.

6. Consulta uno psicoterapeuta
Gli over 50 e gli over 60 che si dedicano al fitness, anche “estremo”, sono in aumento e rappresentano una nuova fascia di mercato. “A questa età è bene dedicarsi a un’attività più leggera e costante, se mai crescente, con la guida di un medico sportivo e sotto la lente di ingrandimento dell’ortopedico, del nutrizionista e possibilmente di uno psicoterapeuta, che aiuti ad affrontare nuove fasi della vita, la piena maturità fisica e mentale, la riscoperta del corpo e della sessualità”.

7. Coltiva piccole, costanti, buone abitudini
“Nel suo libro-biografia, Nerio Alessandri, promotore planetario della cultura del movimento e dell’esercizio fisico, dichiara che siamo “nati per muoverci”. Ben prima Giovenale, nelle Satire, aveva scritto che una “Mens sana” si trova solo in un “corpore sano”. Acquisire buone abitudini, alimentari e fisiche, e coltivarle ogni giorno con costanza e a piccole dosi, è dunque il modo migliore per disintossicarsi”, conclude Lucattini. D’altro canto, donne come Elle MacPherson, che a 53 anni è incredibilmente in forma, e Rosie Huntington-Whiteley, non si sono mai dedicate a un’attività fisica stressante e sono le prime ad aver svelato che la “formula magica” è “nove ore di sonno, tre pasti regolari con carne e verdura, riso e frutta ogni giorno”. Perché la bellezza è soprattutto il frutto dell’equilibrio.

 

Fonte: Repubblica.it

Addio tristezza: ecco come sentirti più felice

Siamo continuamente bombardati da messaggi mediatici che ci dicono che possiamo essere felici solo a determinate condizioni: se siamo magre, in coppia, con un lavoro di successo… Questo ci porta inconsciamente a rincorrere modelli che forse non ci appartengono, ma a cui aspiriamo solo perché gli altri lo fanno, solo perché sono largamente condivisi. In realtà la felicità è intima e personale e ognuno di noi può esserlo se veramente scopre quello che desidera nel profondo. Ne parliamo con il life coach Alessandro Cozzolino che ci spiega perché e cos’è che ci fa sentire infelici, come invertire questa tendenza, liberandoci dall’omologazione e puntando agli obiettivi che veramente ci rendono gioiosi e appagati.

Da dove nasce quella sensazione di infelicità che può inficiare il nostro umore?
“Il nemico peggiore della nostra felicità siamo noi stessi. Un po’ perché siamo stati indotti e abituati a guardare sempre prima gli altri e un po’ perché abbiamo difficoltà a osservarci nel nostro profondo. Il paragone è continuo, costante. Quella cosa è meglio di quell’altra, lei è più magra di me, lui ha più soldi me, eccetera. Nessuno ci ha mai detto che in realtà siamo tutti su una scala: se guardi in alto vedrai chi è più su di te, se guardi in basso troverai coloro che sono al di sotto. Inoltre, la cosa tanto assurda quanto ridicola è che la felicità pare si nasconda in un insieme di regole e se non le segui non potrai mai sperimentarla, come ho scritto nel mio ebook “Per essere felici ci vogliono le palle!”. Viviamo in un mondo in cui per essere appagati, ad esempio, dobbiamo avere una casa bella, un corpo mozzafiato e una personalità sicura e accattivante. Dopo una certa età dobbiamo godere di un matrimonio che va a gonfie vele, con dei figli che a nove anni parlano già inglese e cinese meglio dell’italiano; inoltre dobbiamo lavorare e produrre il più possibile. Siamo diventati la società del “fare” e ci siamo completamente dimenticati di “essere”. E allora non c’è da stupirsi se siamo depressi e se sentiamo dentro un vuoto interiore che cresce sempre di più. Vale molto di più ciò che gli altri pensano di noi e ciò che la società ci impone di seguire, che non quello che siamo e vogliamo davvero. Essere felici è la nostra natura, è un nostro diritto, ma ce ne siamo dimenticati. Pensiamo che la felicità sia qualcosa da “acquistare”, da “rimorchiare”, da “noleggiare”. Invece è come un muscolo, va solo allenato. E il miglior allenatore è la nostra interiorità, così come il nostro miglior maestro è il nostro ultimo errore”.

 

Perché e quando ci sentiamo infelici?
“Accade quando diamo spazio all’ego e gli permettiamo di guidare le nostre vite. È l’ego che vive in ciascuno di noi la causa principale della nostra scontentezza, perché è quella parte di noi sempre inappagata, mai contenta né soddisfatta, se non per pochissimo tempo. L’ego è un giudice che non smette mai di sentenziare, spesso in senso negativo, facendoci sentire che non siamo all’altezza e che non siamo mai abbastanza. Inoltre spesso dà importanza a cose, eventi e persone più del dovuto, creando attaccamenti e dipendenze, completamente ignaro della natura impermanente di tutto ciò che esiste e che viviamo. È sempre l’ego che si attacca al passato e che guarda con ansia al futuro, allontanandoci puntualmente dall’attimo presente, l’unico vero momento esistente e l’unica vera opportunità per essere felici. Insomma ci sentiamo infelici quando gli lasciamo fare tutto questo. La bella notizia, però, è che noi non siamo il nostro ego. L’ego è figlio di costruzioni mentali imposte e indotte con cui siamo cresciuti, non con cui siamo nati, pertanto non è ciò che siamo interiormente”.

L’infelicità è una cosa che accade o una scelta?
“Molti di noi vogliono tutto, subito e senza sforzo, il che è praticamente impossibile, nonché innaturale. Non avendo né la voglia né il coraggio di prendere in mano le redini della propria vita, finiscono puntualmente con l’essere infelici, che è la strada più breve e più comoda che tutti intraprendono e di cui poi tutti si lamentano. Ci sono sicuramente cose ed eventi che ci arrecano dolore e sono ineludibili. Fanno parte di quel pacchetto che chiamiamo vita, ma non sono mai insormontabili. Ciò che accade fuori non è mai responsabile del nostro stato d’animo interiore. Il vero e unico responsabile è il nostro atteggiamento mentale nei confronti di ciò che accade. Ecco perché nel Coaching alleniamo la mente a pensare in maniera diversa, più efficace. Cambiando la qualità dei nostri pensieri, trasformiamo automaticamente la qualità della nostra vita. Perché, a conti fatti, la vita accade nella nostra testa. Sono le nostre percezioni a creare la realtà, e non viceversa. Pertanto occorre essere consapevoli del fatto che il più delle volte la nostra mente ci mente, ci inganna. Quindi c’è una scelta da compiere ogni singolo istante della nostra estistenza: o lasciamo che i pensieri ci governino o decidiamo di dirigerli. E questa è una decisione che ti cambia la vita”.

Quanto influiscono i modelli di felicità proposti dai media?
“I media sin da bambini ci hanno indotto a credere che difficilmente saremmo stati felici senza quel prodotto, quella bibita, quell’oggetto. L’errore più comunemente commesso è credere che la felicità sia quella descritta proprio in tutti questi messaggi con cui siamo cresciuti. Ecco perché la maggior parte di noi è tutto tranne che felice. La felicità vera e propria è qualcosa di estremamente personale. Tu e solo tu sai qual è la tua”.

Perché si fa così fatica a liberarsi dai modelli di felicità imposti e trovare la capacità di guardarsi dentro per scoprire quello che realmente vogliamo?
“L’essere umano è un animale sociale a cui piace il branco pertanto è incline a seguire, per sua natura, la massa. Facciamo tutti le stesse cose solo per timore di essere etichettati come strani, diversi. Eppure, a ben guardare, non sono pochi quelli strani e diversi che sono davvero felici per ciò che sono. La gente ha paura di guardarsi dentro. Ha paura di ciò che non conosce. Meglio quel prodotto X o quella marca Y sponsorizzata in TV che tutti hanno. È più facile e veloce comprare qualcosa per possederla e sembrare di essere qualcuno, che lavorare su stessi per diventare e far emergere ciò che si è davvero. Peccato che facile non sia sempre sinonimo di felice e veloce non sia sinonimo di duraturo”.

 

Qual è il modo per invertire questa tendenza ed evitare di cadere nelle trappole dell’infelicità?
“Disimparare è molto più difficile che imparare. Se siamo stati cresciuti con certe idee, convinzioni e paradigmi mentali, è necessario iniziare a metterli in discussione, a pensare (e quindi ad agire) in maniera diversa, nuova. Occorre quindi un “allenamento” della mente. In primis, è fondamentale ridimensionare l’idea secondo cui ci manca sempre qualcosa per essere pienamente felici. L’essere umano nasce già felice, semplicemente perché nasce in amore. La parola amore viene dal latino amors (a-mors), letteralmente “senza morte”. Noi non solo ce ne siamo completamente dimenticati, ma ne abbiamo anche spietatamente deturpato il significato. L’amore vogliamo trovarlo, riceverlo e mantenerlo. Ma non funziona così. L’amore è un verbo, si fa. Non è una cosa che si cerca, si compra, si trova, si baratta. L’amore, a differenza dell’ego, è la nostra vera natura. È già dentro di noi, occorre solo lasciarlo emergere e fluire. In primo luogo verso noi stessi e poi verso il prossimo. Si crede erroneamente che l’amore possa o debba esistere solo ed esclusivamente in presenza di un partner, di una famiglia, di figli a cui donarlo. E questo è un gravissimo sbaglio. L’amore è quella parte di noi che andrebbe condivisa con tutti, perché è lo strumento attraverso il quale ciascuno di noi per un istante diventa immortale. Provate a sorridere a uno sconosciuto, a fare un gesto di cuore a casaccio, a distribuire complimenti e parole gentili a chiunque abbiate intorno a voi, o anche semplicemente a ringraziare alzando la mano in segno di riconoscimento quando qualcuno vi cede la precedenza in strada. Provate e riprovate. Ma senza aspettative di ritorno. Fatelo e basta. Poi vedrete da soli l’effetto che fa”.

Come si fa a scoprire cosa ci rende veramente felici?
“La maggior parte delle persone delega qualcun altro a decidere per sé e per la propria felicità oppure copia e imita ciò che ritiene abbia reso felice qualcun altro. Ecco perché in giro c’è tanta infelicità. La felicità, invece, consiste proprio nello scoprire cosa ci rende felici. È un percorso, non una destinazione. E soltanto noi in prima persona possiamo percorrerlo. Non possiamo sperimentare la felicità seguendo le indicazioni di qualcun altro. Ai miei clienti ripeto sempre: “Non date ascolto a chi vi dice cosa fare per essere felici. Ascoltate voi stessi. Solo e soltanto voi sapete cos’è meglio e più giusto per la vostra felicità”. Le nostre emozioni sono un’ottima bussola e inequivocabilmente ci indicano se siamo sulla strada giusta o no. Sperimentare, mettere un po’ di disordine nell’ordine della routine quotidiana, cambiare meta, scoprire il mondo facendo cose diverse tutti i giorni. Solo così possiamo liberare la felicità che è dentro di noi”.

Nella pratica come si fanno emergere e si realizzano gli obiettivi che ci rendono felici?
“Zittire quel nostro cattivissimo giudice interiore che puntualmente ci offende, ci mortifica, fa paragoni e ci umilia è la condizione necessaria per dar voce alla nostra naturale interiorità che sa indicarci il cammino. La maggior parte di noi non è e non fa ciò che davvero desidera. Si limita a essere e a fare ciò che gli altri (i genitori, la società, il marito, la compagna, il capo, la religione…) vogliono che sia e che faccia. E quando fai le cose solo per piacere agli altri e per compiacerli, il più delle volte sono tutti felici e contenti. Tranne te. Occorre iniziare a dialogare interiormente in maniera più efficace e soprattutto più gentile. L’ego spara sentenze in continuazione, non di rado proprio contro noi stessi. Ci soffermiamo più sui nostri limiti o difetti che non sulle nostre qualità. E quando improvvisamente ci balena per la testa l’idea di raggiungere un certo obiettivo, i primi a tarparci le ali siamo proprio noi. Inventiamo scuse, ci raccontiamo bugie, solo per restare in quella “zona di comfort” in cui sguazziamo, ma che di confortevole, a ben vedere, non ha proprio alcunché.

Seguire ciò che ci emoziona deve essere la priorità. È lì il segreto. Poi poco importa se gli altri approveranno o meno, gradiranno o meno, ci sosterranno o meno. Il vero successo non è quello che fa felice il pubblico, grande o piccolo che sia. Il vero successo è la capacità di far succedere le cose. Ecco perché occorre chiedersi: “Cosa mi piace davvero?” “Cosa mi emoziona?”, “Cosa mi fa gioire?”, “Cos’è quell’energia che ho dentro che non vede l’ora di emergere fuori?”, “In che modo posso realizzarla e realizzarmi?”. Ognuno ha la risposta per sé. Eppure i più, disgraziatamente, hanno paura di ascoltarla. Forse solo perché non sanno che in realtà non c’è mai motivo di aver paura della paura. In effetti, riflettici: o ti salva la vita o è una bugia”.

 

Fonte: Repubblica.it

Da Sharon Stone a Madonna e Simon LeBon: le star che compiono 60 anni nel 2018

Bellissima, luminosa, Sharon Stone compie 60 anni nel 2018 e sfata ogni mito sul fascino nella terza età. La diva è perfino più affascinante oggi di ieri, forse anche perché più appagata dal successo, i figli e il grande impegno benefico. Interrogata su quali sono i suoi segreti di bellezza (lei giura di non essersi sottoposta alla chirurgia estetica) la Stone racconta di seguire una dieta a base di proteine, frutta e verdura e di seguire sempre il consiglio della madre di mettere la crema idratante sul viso due volte al giorno. Sharon, comunque, non è l’unica star a compiere 60 anni nel nuovo anno. Con lei ci sono alcune delle donne più affascinanti dello spettacolo come Michelle Pfeiffer, Andie MacDowell, Annette Bening e l’icona Madonna. Mentre tra gli uomini abbiamo Simon LeBon, Viggo Mortensen, Il principe Alberto di Monaco. Una curiosità: mediamente le donne sono decisamente più in forma degli uomini. Guardali tutti in questa gallery celebrativa

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