A tutto volume: dall’Haute Couture di Parigi arrivano le pettinature super cotonate

Le pettinatura più cool del prossimo inverno arrivano dall’Alta Moda di Parigi. E più precisamente dalle passerelle delle sfilate Haute Couture A/I 2018-19 delle Maison Valentino, Chanel, Fendi e Giambattista Valli (giusto per citarne alcune), che hanno creato grazie ai loro make hair stylist pettinature che sembrano opere d’arte. Unico comune denominatore il volume, a volte quasi teatrale con maxi acconciature che diventeranno un vero tormentone anche nelle sere d’estate (per chi gioca d’anticipo e non perde una tendenza). Ma vediamole nel dettaglio. Il maxi volume proposto per le acconciture della sfilata di Valentino sono davvero un sogno: massima cotonatura delle radici per ottenere un volume ad alto impatto, opera di Guido Palau, uno dei nomi più blasonati tra gli hair-stylist nel backstage delle sfilate. Molto interessante anche la versione dei capelli cotonati fermati da maxi fascia di seta proposta da Giambattista Valli. Sam McKnight, mago delle teste, per Chanel ha invece realizzato un ciuffo voluminoso che si avvicina molto al mood Rockabilly, quello dell’estetica anni Cinquanta. Per chi invece ha un’anima molto romantica la versione xxl dello chignon perbene viene da Fendi: chic e di grande impatto

 

Fonte: Repubblica.it

Valentino Haute Couture: standing ovation per Pierpaolo Piccioli

Il teatro degli Champs-Elysées dista poco più di un chilometro dall’Hotel Salomon De Rothschild, il palazzo che ha ospitato la collezione invernale dell’haute couture di Valentino. Nel primo, precisamente alla stessa ora dello stesso giorno, il Tanztheater Wuppertal metteva in scena lo spettacolo Néfes della grande e scomparsa coreografa tedesca Pina Bausch mentre nel secondo Pierpaolo Piccoli orchestrava l’atto finale della sfilata che chiude la quattro giorno di alta moda a Parigi. I due mondi, molto più lontani del chilometro che li separa, hanno in realtà un punto in comune: lo spettacolo travolgente, emozionale e senza filtri che regala chi impara a coniugare ispirazione, movimento e modernità sotto l’estro della libertà d’espressione di sé.

La modella Adut Akech in Valentino Haute Couture
Con uno show che ha scatenato una standing ovation (l’unica vista nella kermesse della couture a Parigi), Piccioli ha compiuto sulla passerella della moda quello che Bausch ha fatto col balletto contemporaneo: le ha dato un’espressività e una forza così umane e simboliche da lasciare tutti senza fiato. Come la coreografa, ha stravolto i movimenti, le perfezioni e le impostazioni dell’alta moda classica pescando dalla sua memoria, dalla sua tradizione per poi portarle altrove, lontano, in un territorio libero e senza freni.

Kaia Gerber in Valentino Haute Couture
Ogni look è puro teatro, come succede appunto con Pina Bausch: più che di abiti, si tratta di assoli, performance isolate senza un’ispirazione precisa, momenti di teatro che procedono in solitaria scrivendo capitoli diversi dentro un’unica storia. “Per la prima volta ho provato davvero a non pensare”, racconta Piccioli, “ho voluto procedere col cuore senza fissare un tema. Certo, ci sono la mitologia, il Rinascimento, il Settecento, i costumi di Piero Tosi, la Medea di Maria Callas e Pierpaolo Pasolini. Ma sono pezzi, memorie di un assembramento più ampio. A dire il vero, mi ha fatto molto pensare un video che abbiamo girato qualche mese fa in cui una nostra sarta ricordava di aver visto un abito fatto in atelier a una mostra al Victoria&Albert Museum di Londra. Disse che guardarlo era come vedere il padre che era scomparso proprio mentre lo realizzava, qualche anno prima. Ecco, io penso che la materia, soprattutto quella dell’alta moda ma più in generale di tutte le cose belle, assorba in qualche modo le emozioni e che queste in qualche modo la cambiano. La materia diventa così memoria e io mi sono sforzato proprio di ragionare in termini di memoria della couture e della bellezza, di come immaginiamo o ci ricordiamo della bellezza”.

Pierpaolo Piccioli
L’insieme dei circa sessanta look è esattamente così: un tributo alla bellezza della couture storica che non è didascalia o citazione, ma un punto di partenza che porta da tutt’altra parte. Il lavoro d’atelier è sbalorditivo: tutto è volume, delicatezza, colore, preziosità. È un teatro dove la tradizione incontra il glamour, l’invenzione la modernità. È come vedere gli insiemi di ballo di Pina Bausch, performance in cui un movimento qualunque, un gesto quotidiano diventano più potenti e più significativi di una pirouette o di un plié. Le pieghe trattenute, i plissé nascosti che diventano nuvole di seta, le cascate di paillettes color smeraldo, gli alveari di cashmere double, le decine di metri di satin che sembrano leggeri come una folata di vento, non hanno quindi la supponenza della sartoria ma l’inconsistenza dei sogni. Di più: trasformano l’eleganza in gesti naturali, in attitudine contemporanea. Ed è questo, forse, il grande pregio di Piccioli: aver ridato libertà al glamour e alla bellezza della couture senza lasciarla nel passato. Anzi: provando a scrivere nuovi capitoli e nuove direzioni per il suo significato.

 

Fonte: Repubblica.it

Dior Haute Couture: la moda che reagisce alla semplicità dei populismi

“Sia chiaro: questi vestiti in foto non rendono niente”. Non ha mezze misure e non fa certo giri di parole Maria Grazia Chiuri, la stilista italiana a capo di Dior. “Non solo”, continua: “qui a Parigi mi devo spiegare in tre lingue di cui due non sono le mie”. È un fiume in piena e ogni collezione è un’esondazione. La nuova sfilata haute couture, poi, è forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Ho fatto una collezione che non si può giudicare dalle immagini e che non vuole essere appariscente, scontata, fotogenica. Al contrario: voglio riportare l’attenzione sui volumi e sulle costruzioni, non sulle superfici o sugli effetti speciali”. Praticamente una dichiarazione di guerra: perché a guardare ogni completo che arriva in passerella, tutto sembra piatto, un filo dèjà-vu, quasi minimalista. Invece è esattamente l’opposto.

Il punto di vista di Maria Grazia Chiuri
“Stiamo vivendo un’epoca in cui siamo troppo chiusi nel presente, in una successione frenetica di istanti e di immagini fuggenti. Ho pensato questa couture come una reazione a questo atteggiamento. Nella sua interezza, la collezione è pensata innanzitutto per riflettere sul valore della tradizione e sulla necessità di pensare, di sognare il futuro, non solo di vivere di presente. In secondo luogo, questo lavoro vuole essere un interrogativo su quanto è importante il tempo, su quanto tempo ci vuole per fare una cosa bella, per prendersi cura di sé. È ora di riportare l’attenzione dall’apparenza alla sostanza, soprattutto per l’alta moda. E la sostanza, in questo caso, vuol dire grande, grandissimo lavoro sui volumi, sulle costruzioni. Un impegno così grande e minuzioso da sparire, da diventare invisibile. Solo da vicino e solo per gli intenditori, quindi, questi abiti si mostrano in tutta la loro grandezza. È una sorta di didattica, di lezione di cultura e tradizione. E sì, penso che queste domande, questi valori rappresentino uno dei nodi più importanti per la contemporaneità”.
La collezione Dior Haute Couture Autunno/inverno 2018/19
Lo spettacolo silenzioso che si presenta in passerella è forse la collezione più bella e matura orchestrata da Chiuri nel suo percorso da Dior. Non ci sono furbizia, citazioni pretestuose e nemmeno slogan da stampare su una T-shirt. Non c’è decoro, funambolismo o copia/incolla da una corrente artistica o da un movimento contestatorio del passato. Il nuovo show celebra semplicemente e senza cliché la grandezza del lavoro di un atelier couture. Per farlo, cita addirittura un libro, ‘Atelier’ di Elisabetta Orsini, trattazione che rimette al centro il lavoro artistico degli atelier di grandi pittori e scrittori seguendo quanto indicato anche da Virginia Woolf nel piccolo capolavoro “Una stanza tutta per sé”. La prima manciata di look dice tutto: linea pura, tessuti studiati con le migliori aziende del mercato, materie prime piegate all’artigianato in modo da conferire leggerezza dove prima c’era pesantezza e modernità dove c’erano classicismo e spirito rétro.
Dior Haute Couture: la moda che reagisce alla semplicità dei populismi La seta doppia si scioglie prodigiosamente perdendo quella patina lucida che fa tanto antico. Il double di cashmere sembra più fresco e croccante del popeline di cotone. Le linee gloriose di tailleur e cappotto del più grande Dior diventano facili e scattanti come nessuna felpa potrebbe mai essere.
E c’è spazio anche per l’inclusività con una serie di creazioni colore pelle, o meglio nude, che in realtà sono pensate per adattarsi alle mille sfumature razziali di ogni donna che si potrà permettere questi capolavori.
Precisa, con pochi colori sapientemente calibrati al ribasso e soprattutto affilata come un coltello, la nuova collezione couture di Dior sferza un fendente alla moda furba, stilizzata, funambolica che spumeggia in superficie mentre muore e si inaridisce nella profondità del suo essere, ovvero nel ri-pensare volumi e costruzioni quindi abitudini e destinazioni d’uso. Al primo vero giorno di haute couture di Parigi è insieme una grande conquista e un monito a tornare a investire in complessità in un momento in cui anche lo stile si fa troppo facile e forse un filo populista.

 

Fonte: Repubblica.it