Winter detox, in vista delle feste

C’è il juice detox, la dieta detox, il winter detox, lo skin detox e il body detox. Ma c’è anche il digital detox, tendenza lanciata tempo fa da modelle e it girl (leggi Kendall Jenner e Gigi Haidid) che prevede di rinunciare ai social media per un certo periodo. Senza arrivare a tanto, può però essere utile approntare una sorta di “agenda detox” in vista delle feste, un periodo di stress, in ogni senso, anche e forse soprattutto alimentare. Non si sottovaluti l’azione detossinante e depurativa, dato che quella di depurare l’organismo è una pratica molto antica, che lo stesso padre della medicina, Ippocrate, consigliava di eseguire periodicamente, per aiutare lo smaltimento delle sostanze tossiche dal corpo. Una sorta di pit stop cui sottoporsi di tanto in tanto, un tagliando insomma, come si fa con l’automobile. I vantaggi? Molteplici: dai più visibili, pelle più luminosa e silhouette più asciutta, ai meno evidenti, come ottimizzazione di alcune funzioni vitali, miglior sonno e maggiore carica energetica, innanzitutto. Il mese di dicembre pare essere uno di quei periodi dell’anno più idonei a una disintossicazione globale, in vista dell’eccesso alimentare cui sottoporremo l’organismo e allo stress che comunque, in modi diversi, questo periodo dell’anno produce.

Meglio evitare cose molto fredde durante l’inverno perché il corpo possa funzionare al suo livello ottimale

Viso: una maschera contro il freddo
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WINTER DETOX
Ma non solo feste, la pratica di detossinare l’organismo alle soglie dell’inverno vede d’accordo parecchi esperti, medici e nutrizionisti. Tra questi il dr. Alejandro Junger, che dalle pagine della webzine Goop raccomanda quella che chiama “winter detox”. E lo fa partendo dal presupposto che il freddo aumenta l’appetito perché il nostro corpo, in quanto mammiferi, necessita di una certa temperatura interna per funzionare e un consumo maggiore di energia. Anche il sistema immunitario è messo a dura prova pertanto un regime detox permette di depurare l’organismo e di funzionare come una sorta di booster energetico e metabolico. Tra i vari consigli elargiti dal dr. Junger, quello di bere molto, in particolare tisane e di alimentarsi con zuppe calde e brodo vegetale. La fondatrice e direttrice di Depuravita, azienda specializzata in juice, Sandra Nassima, afferma che l’inverno è un ottimo momento per una disintossicazione e spiega che: «Sono fermamente convinta che sia meglio evitare cose molto fredde durante l’inverno perché il corpo possa funzionare al suo livello ottimale. Mangiando e bevendo succhi freddi date al corpo il lavoro extra – piuttosto stressante – di dover anche riscaldare il cibo. Sorseggiare tè alle erbe inoltre vi farà sentire caldi durante la purificazione. Provate curcuma, zenzero, menta piperita, dente di leone, cardo marinaio, finocchio e camomilla. Oppure cercate una miscela detox nel vostro negozio preferito di cibo salutista. E se sentite proprio il bisogno di masticare qualcosa – bastoncini di verdura con hummus fatto in casa, avocado e una ciotola di verdura appena cotta a vapore potrebbero aiutarvi».

JUICING E DETOX
Ma i benefici di frutta e verdura sono noti per aiutare il corpo a liberarsi dalle tossine in eccesso accumulate a causa delle cattive abitudini alimentari e dello stress; ricchi di vitamine permettono una corretta idratazione, apportando all’organismo la giusta dose di vitalità e benessere. Un modo semplice, veloce ed efficace per resettare il fisico e lo spirito. Un’ottima soluzione, pratica e poco costosa, sono anche le detox water: «Esse rappresentano una versione vitaminizzata dell’acqua che si beve tutti i giorni e un’alternativa nello stesso tempo gradevole e ultrasalutare alle acque minerali in commercio, purché siano inserite in un’alimentazione globale equilibrata”, spiega Géraldine Olivo, autrice del libro “Detox water e infusi della salute” (edizioni Red), che ne descrive tutte le virtù e fornisce numerose ricette per ogni esigenza, suddividendole comodamente per stagione, in base agli ingredienti. L’autrice chiarisce che: «In generale, è preferibile berle lontano dai pasti, soprattutto quando si vuole introdurre una quantità importante di liquido (un bicchiere grande e oltre). Bere l’acqua di prima mattina, al risveglio, può essere una buona idea per mettere in moto dolcemente l’organismo dopo una notte di completo digiuno». In particolare, nella stagione autunno e inverno l’ideale sarebbe fare il pieno di vitamina C con acque ricche di agrumi e di antiossidanti con frutti rossi ed erbe ricche di antociani, perfette per ridare energia al corpo e preservare la pelle dallo stress. Il consiglio, dunque, è quello di fare una sorta di pit stop per affrontare al meglio il periodo festivo in arrivo e il tutto all’insegna della “bellezza che viene da dentro”.

 

Fonte: Repubblica.it

Le star e i loro look: promosse e bocciate del 2017. Successi, errori e segreti dai red carpet

E’ facile pensare che l’equazione star + red carpet + grandi stilisti sia senza margine di errore. Ma ogni anno, invariabilmente, ci troviamo a stilare non solo la classifica delle dive più eleganti dell’anno ma anche quella delle star peggio vestite. Quest’anno la classifica delle meglio vestite del 2017 vede protagoniste 40 celebrities, da Gisele Bündchen a Beyoncé, da Charlize Theron a Scarlett Johansson. Mentre quelle che hanno sbagliato look sui red carpet sono 40, da Jessica Biel a Dakota Johnson. Ma ci sono dive come Rihanna, Julianne Moore o Nicole Kidman che compaiono in entrambe le classifiche. Eppure raramente una diva indossa abiti che non siano veri capolavori di sartoria. E quindi, dove sta l’errore?
Semplice, l’equazione fallisce quando le celebrities inseguono le tendenze più che quello che sta davvero loro bene. Un errore, purtroppo, comune a molte donne.

La vera eleganza, infatti, non risiede nel portafoglio ma nel conoscere bene il proprio corpo, i propri colori, il proprio portamento. E nel saper evitare le cadute di stile. Come ben insegnava Coco Chanel, simbolo massimo dello chic parigino:

Alcune persone pensano che il lusso sia l’opposto della povertà. Non lo è. È l’opposto della volgarità.
Questi fattori sono quelli che determinano un fallimento o un successo estetico. Poi certo ci possono essere le bizzarrie degli stilisti (ne sa qualcosa Rihanna, andate a vedere il suo look al Met Ball di quest’anno) che a volte sembrano ingegnarsi per vestire le donne come fossero clown di un film horror di serie B. Ma in realtà quello che noi vediamo sul red carpet, e che poi commentiamo per mesi quando si tratta di eventi importanti come gli Oscar, il Met Ball o i Golden Globes, è frutto di un lavoro complesso e – come rivelano alcuni insider – di transazioni economiche non indifferenti. Vediamo tutti i segreti dei red carpet nel dettaglio.

Prima parte: gli stylist a caccia di abiti
Ogni attrice che si rispetti si fa consigliare in fatto di look dagli stylist. Alcuni di loro sono dei veri guru del settore, come Rachel Zoe, la più potente nell’ambiente al punto di diventare una star lei stessa e un’apprezzata stilista. Il lavoro degli stylist delle star inizia mesi prima dei grandi eventi: seguono tutte le sfilate (di persona ma anche sui siti dove riescono a studiare con più calma i dettagli degli abiti) di Milano, Parigi, Londra e New York. Quindi contattano le grandi case di moda per cominciare a selezionare gli abiti e gli accessori che interessano di più. L’importante, quando si deve vestire una diva per un grande evento come gli Oscar, è non iniziare la ricerca dell’abito troppo presto (in gergo viene definito “jinxing it”) ma nemmeno all’ultimo minuto.
Appena una star viene nominata per uno dei grandi festival o eventi (dal Festival di Venezia agli Oscar) la corsa ai look inizia a entrare nel vivo. All’attrice vengono presentati anche 50 abiti da provare prima di trovare quello giusto, spesso divisi per colore, come un arcobaleno.

Ci sono due possibilità per le grandi attrici che devono presenziare agli eventi top: primo, possono scegliere di prendere in prestito un abito dalla collezione di uno stilista famoso e gli abiti – è bene sottolinearlo – devono sempre essere restituitinel giro di 48 ore. Anche i gioielli, spesso preziosissimi, sfoggiati sui red carpet sono quasi sempre prestati. In questo caso vengono scortati negli hotel delle dive dalle guardie del corpo che non li perdono mai di vista e li recuperano appena la star lascia il luogo dell’evento. Un’altra opzione per le dive è indossare qualcosa disegnato appositamente per loro. “In questo secondo caso nessuno mostra l’abito prima” spiega una stylist, “lo stilista stesso non manda foto ma solo bozzetti disegnati alla star, in modo che non ci possano essere fughe di notizie tutto viene mantenuto top secret fino al giorno dell’evento”.

La “guerra” tra brand per vestire le star
Ovviamente l’abito può essere indossato da una sola diva allo stesso evento e questo complica le cose. Anche perché nell’era di Internet accorgersi che due attrici sono vestite uguali ha una ricaduta mediatica immediata e negativa sia per lei sia per lo stilista che la veste. Si apre una sorta di guerra fredda tra i brand per vestire le donne più famose e lo stesso vale per le case di gioielli. La competizione è altissima anche perché le dive non sono costrette a indossare l’abito richiesto e quindi fino all’ultimo l’incognita rimane. Ricordate il “caso Anne Hathway”? Nel 2013 agli Oscar la diva doveva essere vestita in bianco da Valentino ma all’ultimo minuto si è presentata in un abito rosa di Prada. Motivo? Aveva scoperto che Amanda Seyfried, sua partner nel film Les Miserables, avrebbe indossato un abito bianco di Alexander McQueen con una linea che poteva ricordare quella del suo abito e temeva l’imbarazzo mentre ritirava la statuetta come migliore attrice non protagonista. La sua stylist, la potentissima Rachel Zoe, aveva risolto il problema last minute sollecitando Prada.

Ma c’è chi è disposto a pagare
Se uno stilista ci tiene particolarmente a vestire un’attrice può arrivare a fare di tutto per accontentarla. La stylist di Julianne Moore, Leslie Fremar, ha raccontato che una volta Chanel le ha spedito con un volo privato da Parigi a New York 5 o 6 abiti da provare per un evento importante. Ma in realtà la scelta di un abito è un business tale che si arriva anche a pagare per far indossare un certo vestito (e quindi un brand). E tenete conto che per grandi eventi come gli Oscar o i Golden Globes le dive indossano abiti diversi per la serata e per la festa post evento, raddoppiando così il lavoro degli stylist. Jessica Paster, stylist di molte star come Emily Blunt o Miranda Kerr, nel 2015 ha rivelato ai media, tra cui The Cut e Hollywood Reporter, che le star vengono pagate per indossare certi abiti. “Se un abito sta male a un’attrice nessuno stilista sarà disposto a pagare. Ma se l’abito sta bene e la diva lo indosserebbe comunque perché non dovrebbe farsi pagare per farlo?” ha dichiarato. Le cifre rivelate all’epoca da Paster sono dai 100.000 ai 250.000 dollari per l’attrice e da 30 fino a 50.000 dollari per la stylist. D’altronde, per lo stilista è molto vantaggioso: avere una star, magari nominata o premiata, che sul red carpet racconta a tutti di chi è il suo abito, è una pubblicità incredibile che viene ripresa dai siti e dai giornali di tutto il mondo. È così che molto spesso le vendite si impennano arrivando – nel caso di celebrities come Kate Middleton o Rihanna (e ora anche Meghan Markle) – a vedere sold out nel giro di poche ore abiti anche molto costosi. Il problema però è che solo i più grandi possono investire cifre simili e quindi gli emergenti raramente vedono i loro abiti sui red carpet.
Chi difende questo sistema e chi no
A difesa di questo sistema è sceso in campo Brandon Maxwell, uno che se ne intende. Lo stylist di Lady Gaga, diventato a sua volta stilista, ha spiegato che non c’è da stupirsi visto che Hollywood è sinonimo di business. Pagare per far indossare abiti non è scandaloso. Anzi, secondo lui il guadagno per la star è doppio: “Se una diva indossa un bell’abito di un grande stilista, e viene inserita nelle classifiche delle meglio vestite, questo può far venire in mente a un altro stilista di contrattualizzarla come testimonial”.

Tutti contenti dunque? Non sempre, se si pensa allo scalpore suscitato agli oscar 2017 da Karl Lagerfeld che aveva accusato Meryl Streep di non aver indossato l’abito di Chanel che stava disegnando per lei perché un altro stilista l’aveva pagata per indossare un suo modello. La diva si era indignata accusandolo di diffamazione ed esigendo le scuse e Lagerfeld aveva ritirato la cosa spiegando di aver ricevuto informazioni sbagliate. Ma ormai la notizia era stata coperta dai media di tutto il mondo svelando una situazione non sempre serena intorno ai look delle star. Stesso problema quando una star si ostina a voler indossare l’abito di uno stilista senza tener conto se è adatto al suo fisico e finisce nella classifica sbagliata. “Tutte vogliono affrontare il red carpet indossando Versace, Armani o Valentino” spiega una stylist. “Ma non tutte sono in grado di rendere giustizia a un abito di haute couture. Lì il danno è per tutti: per lei, per il brand ma anche per lo stylist che rischia di perdere il lavoro per aver mal consigliato la sua cliente”.

QUANDO LA DIVA È TESTIMONIAL
Infine, l’ultima variabile nel discorso abiti&star è quando una diva ha un contratto di esclusiva con una maison. Questo vuole dire che la star non deve indossare abiti della casa 365 giorni all’anno, ma per i grandi eventi sicuramente sì. Ad esempio Jennifer Lawrence e Dior sono stati legati da quando l’attrice è diventata una star e grazie agli abiti elegantissimi della maison Jennifer è spesso riuscita a superare la goffagine che l’aveva resa famosa nei suoi primi red carpet (note le sue cadute riprese dai media). E si vocifera, come rivelato da E! News, che il suo contratto si aggiri intorno ai 15-20 milioni di dollari. Lawrence ha indossato abiti Dior agli Oscar 2014 e 2016 ma ha scelto abiti di Tom Ford e Alexander Wang per gli after-party. Un modo per non compromettere i legami anche con futuri partner. Certo, non tutte riescono a strappare contratti come il suo ma appare sempre più chiaro che moda&business sono legati a Hollywood. E oggi forse guarderemo con occhi diversi i look delle dive sui red carpet di tutto il mondo.

 

Fonte: Repubblica.it

Yasmine Sewell: “Eleganza è… un abito da sera a tutte le ore del giorno”

Fashion consultant, buyer e visionaria della moda (è stata la prima “ad accaparrarsi Christopher Kane”, ricorda Vogue), Yasmin Sewell a luglio ha lasciato il ruolo di fashion director dell’e-commerce di Style.com per assumere quello di vice presidente stile e creatività in FARFETCH, e supervisionare quindi la direzione creativa della piattaforma.
Australiana, classe 1976, Yasmine è anche mamma di due bambini (Knox Rocket e Renzo) e una vera street style star a Londra, dove vive dall’età di 20 anni. È a Lisbona che la incontriamo, in occasione dell’inaugurazione del grande store di Place de Restauradores con cui Mango celebra il suo venticinquennale in Portogallo.

Come veste Yasmine, nel quotidiano? 
“Un po’ come mi vedete oggi. A Londra, giorno dopo giorno, indosso spesso blazer come questo sopra i jeans o con un vestito. L’outfit perfetto per andare in ufficio”.

Qual è il tuo primo ricordo, in fatto di moda?
“L’immagine di mia mamma riflessa allo specchio mentre cuciva con la sua Singer un vestito meraviglioso, un abito da sera senza spalline in taffetà rosa. Sono rimasta incantata, affascinata”.

La prima “ossessione”? 
“Per il marchio Jean Paul Gaultier. Ero una ragazza, iniziavo a interessarmi di moda e desideravo avere qualcosa di suo; allora ero in Australia, mi sembrava un mondo lontanissimo”.

Prima di diventare una fashion consultant, qual è stato il migliore consiglio che tu abbia ricevuto, in fatto di stile? 
“Difficile rispondere… credo che il pensiero più importante sia impara a conoscere il tuo corpo, le tue forme, per capire cosa indossare. Parti da questo e poi sperimenta, fino a trovare la soluzione migliore per esaltare quel che sei”.

Come dovremmo vestirci, questo inverno? 
“Un ampio blazer, jeans dritti, stivaletti, orecchini gioiello e sorriso stampato sulla faccia”.

L’accessorio più di tendenza della stagione? 
“Gli ankle boot: li adoro in pelle, oppure in maglia soft come queli che ho indosso ora, altri giorni li metto blu, neri, con tacco oppure piatti ma insomma sempre ankle boot”.

Una tendenza del passato che prevedi rivedremo nei mesi a venire? 
“Un trend che ha caratterizzato gli anni ’80 e l’inizio dei ’90: i tagli ampi, decisamente over size”.

Stilisti da tenere d’occhio? 
“In questo mio nuovo ruolo (in Farfecth) sto valutando tantissimi nomi… potrei citare Martine Rose, o Halpern”.

Quali sono i capi indispensabili che ogni donna deve avere nell’armadio? 
“Abiti. Nel più alto numero possibile. Non parlo di vestiti da giorno ma di abiti da sera. Penso che li dovremmo indossare sempre, anche nel quotidiano. Tipo: ‘che mi metto per uscire a cena con mio marito? Un abito da sera!’. Si può giocare con gli accessori, o sdrammatizzarli con dettagli a contrasto per ottenere outfit ricercati e originali”.

L’outfit scelto da Yasmine per il party Mango Loves Lisboa (#MangoLovesLisboa) ne è un esempio: dismessi il blazer e gli ankle boots, per la sera la fashion consultant ha fatto il suo ingresso a Palacio Belmonte indossando un abito nero lungo con scollo sulla schiena, e sotto una maglia in lurex a collo alto senza maniche. Orecchini gioiello a completare il look, sofisticato e moderno

Cos’è l’eleganza, Yasmine? 
“Che domande…. un grandioso abito da sera!”.

 

Fonte: Repubblica.it

C come coffret, cofanetti e kit beauty

Regali due in uno o all in one, sono chiamati così perché permettono di donare due cose insieme: i prodotti beauty preferiti, creme viso e corpo, make up, prodotti per capelli e profumi, solitamente, racchiusi in scatole di cartone o di metallo da conservare perché preziose. Alcuni coffret sono decorati da designer o artisti, come Jo Malone che ha affidato la creazione dei suoi cofanetti allo stilista inglese Jonathan Saunders o Darphin che invece ha “reclutato” un noto calligrafo francese, Nicolas Ouchenir. Kiehl’s, invece, brand americano skin care, ogni anno si affida a un artista all’avanguardia come Jeff Koons, KAWS, Kenny Scharf, Peter Max e Jeremyville. Per il Natale 2017 Kiehl’s ha coinvolto Kate Moross, conosciuta per il suo uso dinamico del colore e per le sue tecniche grafiche che hanno creato un nuovo stile grafico. E poi scopri tutti gli altri consigli sui regali nel nostro speciale dedicato Continua a Leggere

Pizzo, paillettes, tacchi alti e cappotto: ecco come vestirsi a Natale e Capodanno

Non solo per i regali e per i doni: le feste di Natale e Capodanno sono un rompicapo per gli abiti e gli accessori da indossare. Ai regali infatti hai probabilmente già pensato, seguendo le idee che abbiamo raccolto per te nel nostro Speciale dedicato. Ma la preparazione alle feste non si esaurisce qui. Queste ricorrenze, infatti, scatenano diverse questioni. Prima tra tutte: il problema dei parenti, di cui si temono giudizi e commenti e che spesso non si frequentano per buona parte dell’anno. Secondo: il bon ton o comunque l’eleganza richiesta da tali occasioni. A riguardo i rischi sono due: scegliere una mise troppo noiosa, oppure azzardare un capo troppo sensuale. E ancora: quale colore e quali vestiti si adattano al Natale? Il rosso che poi si rischia l’effetto Babbo Natale? Gli aborriti maglioni con renne e greche da montagna? O il più scontato tubino per accontentare tutti?

Il nostro consiglio per le feste di Natale? Un abito classico in fatto di tessuto ma di tendenza in fatto di dettagli
Il segreto, a nostro parere, è scegliere una sorta di via di mezzo tra la tradizione e la tendenza. O meglio: puntare sul classico e in fatto di tessuto e taglio e assicurarsi il trend con i dettagli e magari l’effetto sopresa. E per accessori e cappotto una sola scelta valida sia per pranzi e cene di Natale che per i party dell’ultimo dell’anno. Ma un passo alla volta.

Abiti di pizzo: la scelta giusta per pranzi e cene di Natale
Rossi, neri o rosa. E per le più audaci anche verdi o gialli. Gli abiti di pizzo sono la scelta giusta per pranzi e cene di Natale. Il tessuto è un classico dell’abbigliamento femminile, quindi rassicurante e chic nell’aspetto. I 20 modelli che abbiamo scelto, però, non sono banali né scontati: lunghezze, tagli, ruches, balze e altri dettagli conferiscono originalità e carattere. Il pizzo, poi, ha un altro vantaggio: può essere indossato in ogni stagione, quindi potrete riciclare questi capi anche in primavera o d’estate a matrimoni, ricorrenze ufficiali e anche nelle occasioni lavorative.

Abiti di paillettes: 20 modelli per la notte di Capodanno
Scintillanti e luminose: le paillettes sono uno dei materiali cardine della femminilità, dettaglio che ha fatto la storia del costume, del cinema e anche della sensualità. Vi consigliamo i nuovi abiti di paillettes per la notte di Capodanno perché sono capi studiati con tagli contemporanei e mai banali. Da quello a forma di T-shirt al tubino ripreso con arricciature strategiche, sono tutti pezzi pensati per vestire ogni forma ma anche per regalare un effetto sorpresa fondamentale per i party di fine anno. C’è poi un fatto importante da ricordare: nella prossima primavera estate 2018 gli abiti di paillettes saranno uno dei trend più importanti. Quindi li continuerete a indossare per almeno un anno.

Cappotto maschile e scarpe nere con tacco alto: l’abbinata giusta per Natale e Capodanno
Il cappotto maschile resta un pezzo davvero importante nell’immaginario dell’eleganza contemporanea. Grande e spesso con spalle importanti, è stato l’emblema della tendenza power-dressing, nata negli anni Ottanta e tornata di moda proprio nelle ultime stagioni. La sua forma imponente lo rende il perfetto alleato di abiti corti, di pizzo o di paillettes: è infatti il contrasto di maschile/femminile uno dei mix migliori dello stile di oggi.

Un paio di scarpe nere con tacco alto non possono mancare nel guardaroba di una donna. Si indossano davvero con tutto, in tutte le occasioni e sono in grado di trasformare un capo e anche la silhouette di una donna. Sono poi l’abbinata ideale per abiti di pizzo e di paillettes: il loro aspetto minimal ma importante mette in luce al meglio questi tessuti particolari senza aggiungere dettagli di troppo.

 

Fonte: Repubblica.it

Ultra Violet: 30 e più oggetti nel colore Pantone 2018

Sarà un 2018 a tinte viola, Ultra Violet per la precisione. Pantone ha annunciato il colore dell’anno 2018 e la scelta è ricaduta su una tinta decisa, piena, intensa. Lee Eisenman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute, ha commentato la scelta dichiarando che si tratta di “una sfumatura di viola intensamente provocatoria e riflessiva in grado di comunicare originalità, ingenuità e un pensiero visionario che ci indica il futuro”. Niente di più adatto per il mondo della moda e del beauty che cercano costantemente di anticipare visioni nuove del domani. Non è un caso che in sfilata lo avessimo già visto in due collezioni tra le più apprezzate in assoluto, Gucci e Versace, così come non è un caso che compaia sempre più frequentemente nelle collezioni make up. Ma c’è di più: tradizionalmente si tratta di un colore associato alle controculture ed è stato indossato da personaggi di rottura come Prince, David Bowie o Jimi Hendrix. Ecco allora che Ultra Violet diventa un colore simbolo per una società incentrata sull’esaltazione della personalità da un lato e sulla ricerca di unicità dall’altro.
Ecco allora una serie di suggestioni di moda, beauty e design legate al colore dell’anno prossimo. Tra abiti, accessori, trucchi e oggetti per la casa il 2018 si tingerà di Ultra Violet –> Clicca qui

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

Eccoci alla B.  Essendo le borse sono tra gli accessori più amati dalle donne abbiamo pensato di scegliervi quelle che stanno andando per la maggiore da regalare alla mamma, all’amica, alla sorella o semplicemente da prendere come spunto. Tracolle, pochette, secchielli. Nei colori più di stagione e che si possono anche sfruttare in primavera.

 

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

1. Borsa a tracolla con scritta, Fendi

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

2. Secchiello di pelle, Chanel

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

3. Borsa da portare a mano, Ballantyne 

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

4. Tracolla con borchie decoro e maxi logo, Dior

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

5. Borsa con testa serpente smaltata, Bulgari

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

6. Pochette dorata, Poshead

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

7. Pochette rigida con catenella, Cafè Noir 

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

8. Borsa di nappa con maxi scritta, Stella McCartney

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

9. Borsa ecopelo, Miu Miu

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

10. Borsa da mano con applicazioni-decoro, Tory Burch

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

11. Borsa con manico fantasia, Prada

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

12. Clutch di pelle con borchie,  Valentino

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

13. Borsa con dettagli mini borchie,The Bridge

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

14. Pochette trasparente, Zaha Hadid

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

15. Borsa BIG Bag in pelle di vitello,Céline

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

16. Borse linea Circus, Tod’s

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

17. Clutch con catenella, Miu Miu

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

18. Borsina ricamata, Zara

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

19. Borsa a tracolla, H&M

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

20. Tracolla di pelle verde, Cos

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

21. Borsa a mano di pelle con chiusura cuore, Marni

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

22. Borsa con decori, Courier Bag, Coach & Rodarte

B come borse: 24 modelli che piacciono a tutte

23. Borsa tracolla in ciniglia, Giorgio Armani

 

Fonte: Repubblica.it

A come abiti da regalare o regalarsi

A come abiti. Un abito rosso, verde, blu, nei colori metalizzati o nel classico nero; lunghi, corti, super decorati o da femme fatale. Si passa dal tulle, al vellutocangiante fino alle paillettes. Nessuna regola basta che facciano ‘sognare’, son giorni di festa. Come riutilizzarli anche in altre occasioni? Cambiando gli accessori e il make up  e l’acconciatura che ti farai ogni volta che li indossi

I rossi
Tra i colori più gettonati di questo inverno e da sempre sinonimo di festa, un classico che va sempre bene. Da abbinare a accessori neri o argento

A come abiti da regalare o regalarsi

1. Abito rosso lungo di paillettes  con cintura, Ashish in vendita su Net a porter (2.217 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

2. Tubino di velluto con scollo incrociato, Zara (39,95 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

3. Abito lungo in cady, Valentino(2.950 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

4. Abito in jersey di viscosa, Gucci (1.300 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

5. Abito corto di seta, Fendi

A come abiti da regalare o regalarsi

6. Abito sottoveste con applicazioni, H&M (69,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

7. Abito  con spacco di velluto con mini pagliuzze, Bershka (45,99 euro)

I verdi
Nella tonalità del verde bosco o verde cangiante sono perfetti vestiti dai tessuti più luminosi. Ma puoi anche osare col Greenery,colore dell’anno 2017, da spezzare con accessori oro

A come abiti da regalare o regalarsi

8. Abito di paillettes, Zara (49.95 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

9. Abito lungo con cintura, Norma Kamali (210 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

10. Abito lungo con applicazione,  Miu Miu (1.720 euro)

I neri
Se non vuoi azzardare vai sul sicura e punta sul nero. Un evergreen che non passa mai di moda

A come abiti da regalare o regalarsi

11. Abito di tulle con stelle, H&M (69,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

12. Abito a sottoveste di tulle, Pimkie (39,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

13. Abito lungo con stelle, Gap (120 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

14. Tubino lavorato, Balmain in vendita su Net a porter

A come abiti da regalare o regalarsi

15. Abito di raso monospalla,Sain Laurent 

A come abiti da regalare o regalarsi

16. Abito di velluto con stelline, H&M (39,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

17. Abito sottoveste cangiante, Bershka(35,99 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

18.Abito smanicato con collo ricamato a mano con perline, Emporio Armani

I cangianti
Belli da indossare anche dopo a un coktail o a un party

A come abiti da regalare o regalarsi

19. Abito di paillettes con colletto e polsini a contrasto, Tory Burch (495 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

20. Abito tunico dorato, Stella McCartney (1.595 euro)

A come abiti da regalare o regalarsi

21. Abito monospalla, Stella McCartney  (1.595 euro)

 

Fonte: Repubblica.it

Le sneakers da running sono le nuove décolletées?

Grandi, grosse e comode. Si può riassumere così la radiografia delle sneakers di tendenza. Oggi ufficialmente sdoganate dagli stilisti che le propongono come scarpe da indossare con abiti chic. Da alcune stagioni i modelli di sneakers da running hanno subito un’impennata nei gusti delle modaiole.

Osservando le immagini di street style capita spesso di vedere queste scarpe ultra tecniche, di solito riservate agli amanti della corsa, abbinate ad outfit di tendenza. E proprio il successo del running come disciplina sportiva è parte in causa. Quando si indossa una scarpa da running tutti i giorni per correre si nota subito il comfort. E quindi viene naturale pensare di adottarle anche per le “maratone” di shopping con le amiche o per le giornate all’aria aperta con il fidanzato.

E così pian piano le scarpe da running sono diventate delle habituée del nostro guardaroba, Se ne sono accorti anche gli stilisti da Louis Vuitton, che ha proposto grosse sneakers tecniche in passerella dedicandole alle donne che non temono look troppo giovanili, a Demna Gvasalia per Balenciaga. La sua Speed Knit Trainer, scarpa da ginnastica a calza, è costantemente sold out. Proprio come spopolano le Yeezy disegnate da Kanye West per Nike.

La scarpa da ginnastica è democratica e oggi viene indossata indifferentemente a tutte le età. È diventato un capo base del guadaroba come la petite robe noire o il jeans. Inoltre è molto confortevole e sposa il concetto moderno che una donna può essere bella ed elegante anche senza soffrire su tacchi altissimi.

Negli anni 90 la sneaker faceva parte della cultura pop della strada ed era un simbolo di ribellione e trasgressione per chi la indossava. Non a caso i giovani se ne sono impossessati. Oggi il mood è totalmente diverso: non c’è nulla di più chic di una donna che indossa un paio di sneakers con raffinatezza. Piiù è tecnica, grossa, con suole futuristiche, più è cool. E dalle Huarache alle Air Max Thea di Nike, passando per le Superstar di Adidas o le Pump di Reebok è davvero impossibile non trovare il modello giusto per noi. basta poi sapere come abbinarla ai nostri outfit. Ecco qualche consiglio.

Una scelta spesso adottata dalle giornaliste di moda che presenziano alle sfilate. Con il nero totale la sneakers diventa immediatamente una scarpa chic. Funziona anche un total look di altri colori (rosa, rosso, verde o blu): in questo caso lo scopo è far risaltare la sneaker con i suoi colori tecnici.

Con la gonna a metà polpaccio
Le sneakers da running sono le nuove décolletées?
Quello che abbiamo sempre considerato un “fashion faux pas” ovvero un passo falso nello stile, oggi è il massimo del trend. Non preoccupatevi che questo look vi faccia sembrare una suorina laica. In realtà se scegliete bene la gonna sarà un successo. Due le opzioni: un modello dritto e nero (perfetto per l’ufficio) va però svegliato da una giacca colorata e da calzine femminili. Oppure scegliete una gonna in stoffa leggera e un po’ luccicante, a stampa, floreale o scozzese ma nei colori pastello, il risultato sarà molto giovanile. L’importante è che segniate sempre bene il punto vita con una cintura in modo da delineare la linea.

Con un tailleur
Le sneakers da running sono le nuove décolletées?
Ricordate Melanie Griffith in Una donna in carriera? Raccontava le lavoratrici degli anni 80 che vivevano in tailleur e infilavano le scarpe da ginnastica una volta uscite dall’ufficio per correre a casa nel traffico cittadino. Ecco oggi il concetto è un altro: la sneaker è la scarpa da ufficio, quella che regala un twist in più al solito tailleur. Più il completo è lineare, definito più la scarpa deve osare nelle misure e nella suola. Perfetta con i tailleur colorati e a stampa tanto di moda questo inverno.

Con un abito da sera
Le sneakers da running sono le nuove décolletées?
Impossibile? Nulla è impossibile nella moda, ormai dovreste averlo capito. E così ora la sneaker tecnica diventa anche scarpetta da ballo. Il trucco è scegliere un abito lungo, iperfemminile, che si faccia notare per il colore o la stoffa brillante. Dovete indossarlo con aria sicura, gioielli importanti, trucco e capelli perfetti. L’unica nota “stonata” devono essere le scarpe che così renderanno unico il vostro look.

Con un pantalone ampio e un cappotto
Le sneakers da running sono le nuove décolletées?
Ispiratevi alle silhouette di Helmut Lang e agli anni 90, che vivono un grande ritorno. Il pantalone ampio, elegante e un maxi cappotto diventano molto chic con un paio di sneaker. Meglio ancora se abbinati a un dolcevita nero. Il cappotto potete portarlo appoggiato alle spalle come fanno le influencer. Di più: provate questo outfit con un pantalone ampio in velluto liscio, altro grande trend di questo inverno. Il contrasto di materiali sarà perfetto.

 

Fonte: Repubblica.it 

Intossicati dal fitness: se la passione diventa ossessione, come uscirne?

In Europa, stando ai dati internazionali rivelati quest’anno a Rimini Wellness, il fitness è un business che genera il 2% del Pil Ue; in Italia rappresenta un affare da 14 miliardi di euro che coinvolge 18 milioni di persone (dati FitBit). Non stupisce, dunque, che palestre sempre più attrezzate e con orari non-stop spuntino come funghi, coinvolgendo persino gli interessi di star come Madonna, che nelle sue sale da fitness Hard Candy di recente ha addirittura portato un allenamento “Addicted to sweat”, ispirato al mondo del Bondage.

E mentre ragazze “star” di Instagram propongono esercizi per scolpire addominali e glutei ispirando ogni giorni milioni di persone (la regina del “model fitness” è la venezuelana Michelle “The body” Lewin, con oltre 12 milioni di followers su Instagram), l’overtraining o sindrome da sovrallenamento è ormai un problema riconosciuto, al punto che uno studio Usa, battezzato Cardia (Coronary Artery Risk Development in Young Adult Study) e condotto analizzando i comportamenti di migliaia di persone per oltre 25 anni, ha dimostrato che gli uomini che praticano attività fisica per più di 7 ore e mezza a settimana corrono un rischio dell’86% più alto della media di accumulare depositi di calcio nelle arterie coronarie. Dell’intossicazione da fitness abbiamo parlato con la la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, facendoci spiegare come uscirne. In sette mosse.

1. Focalizza il problema: come capire se sei una gymaholic
Come ogni attività anche lo sport, qualora inizi a occupare troppo spazio nella mente e a condizionare pensieri e vita quotidiana, può generare ‘intossicazione’, o addirittura una vera e propria dipendenza. “Il termine inglese che rappresenta meglio questo processo di lento scivolamento dal piacere di fare attività fisica alla vera e propria intossicazione, spiega Lucattini, è gymaholic (ubriaco di palestra), che può portare a diventare gym-addicted o fitness-addicted. Il fenomeno è conosciuto da tempo ma ha avuto un aumento esponenziale col moltiplicarsi dei corsi online di fitness e persino di body-building, che in alcuni casi finiscono per sovrapporsi e confondersi. I corsi online sono sponsorizzati da importanti marche di abbigliamento per lo sport, case che producono integratori acquistabili anche online ma che andrebbero assunti sotto controllo medico, perché ad alto dosaggio possono risultare dannosi per l’organismo”.

Il primo passo è insomma quello di avere consapevolezza che si è andati oltre il normale allenamento o la passione per lo sport. “I primi segnali sono i malesseri fisici, dolori ai tendini e ai muscoli, quindi” continua l’esperta, “una necessità ingovernabile di dedicarsi al fitness ogni giorno, più volte al giorno, compresi i giorni di festa, sacrificando gli amici, la famiglia e il lavoro”. Persino alcuni importanti personal-trainer sono caduti in questa forma di dipendenza, nonostante che per loro si trattasse di una professione, e per primi hanno cominciato a porsi il problema dell’impatto psicologico del sovrallenamento sui propri “followers” e del messaggio trasmesso. Zanna Van Dijk, blogger e fitness-influencer, scrive che il suo modello vuole essere basato sull’ “equilibrio e la sostenibilità” dell’allenamento. Un modello, quindi, positivo e incentivante.
I campanelli d’allarme insomma sono tanti, alcuni quasi inavvertiti, dai piccoli traumi alla depressione del sabato e della domenica, che viene compensata andando ad allenarsi anche nel week-end, magari proprio per incontrare gli amici della palestra. “Un altro campanello di allarme” continua Lucattini, “è il desiderio di postare tutti i piccoli miglioramenti sui social; un altro ancora è il fatto di cambiare alimentazione senza consultare un nutrizionista, cercando su internet come migliorare il proprio rendimento. Un importante campanello d’allarme, inoltre, sono i disturbi del sonno, soprattutto insonnia, ma qualche volta anche improvvisi colpi di sonno da ipoglicemia, da calo improvviso degli zuccheri nel sangue o da alterazione del metabolismo del surrene”.

2. Fatti seguire da un personal trainer
“Una costante attività fisica” spiega Lucattini, purché fatta con preparatori atletici laureati e dietro indicazione del medico sportivo, che dia un indirizzo sui programmi personalizzati e nella preparazione delle schede tecniche, permette di mantenere il tono muscolare, di prevenire le malattie articolari, di compensare la sedentarietà della vita quotidiana e indubbiamente induce un grande benessere psicologico, sia su una base neuroendocrina, per la produzione di endorfine, sia per la pratica stessa di una disciplina che organizza la giornata (timing). Al tempo stesso, favorisce un migliore contenimento delle emozioni e dell’impulsività. Praticare una disciplina con costanza, e ricevere il benessere fisico a essa associato, vedendo i risultati, migliora l’autostima e aiuta a affrontare meglio le insicurezze, anche a partire dal corpo. Con la guida di personal trainer esperti e attraverso un’informazione corretta è possibile intercettare subito i primi segnali ed evitare di cadere in un over-use ovvero in uno sforzo eccessivo o in una dipendenza”.
3. Ridimensiona i tuoi idoli
“Negli adolescenti che hanno un problema naturale con l’immagine corporea perché si stanno adattando alla trasformazione del fisico e della mente, specie se insicuri e depressi, il miraggio di una trasformazione “fai da te”, verso un ideale di fisicità proposto dai media, può attecchire. Per questo si affidano ai nomi famosi che furoreggiano sui social, con immagini trasformate con photoshop, “posate” o scattate da professionisti. Questi personaggi però non sono mai come appaiono nelle foto o nei video, bensì gestiti da social manager ed esperti del settore, fotografi e videomaker, che sanno come riprendere le immagini, montarle e proporle”, spiega Lucattini.

4. Non prendere “scorciatoie”
“Tra i 25 e i 35 anni” continua l’esperta, “quando c’è una naturale trasformazione del corpo (anche se non si può parlare di invecchiamento), il miraggio è invece quello di ottenere dei risultati eccezionalmente efficaci in tempi rapidi, con l’aiuto di un esercizio fisico molto stressante, forte e dopante associato all’uso di integratori alimentari e non di rado anche degli ormoni, benché non legali. Il pericolo è su due fronti, fisico e psicologico: fisico perché il sovraccarico da allenamento può provocare fratture, strappi muscolari, ipoglicemia, perdita di peso eccessiva; psicologico per il rischio di depressione da esaurimento metabolico, che spesso viene compensata con l’uso di sostanze psicostimolanti, eccitanti e anche anfetaminosimili, nate per patologie specifiche e che sul mercato illegale causano un down importante fino alla depressione da fatica”.

5. Allontanati dai social
Studi recenti hanno dimostrato che l’arrivo dei social in palestra e a casa ha fatto aumentare in modo consistente il numero di coloro che praticano fitness e quindi anche, percentualmente, di coloro che ne diventano dipendenti. “Non va sottovalutato che le dipendenze da attività fisica e da social possono sommarsi ed è quindi poi difficile capire chi potenzia che cosa. Il bisogno di apparire” spiega Lucattini, “potenzia quello di allenarsi, e la fatica e gli sforzi per raggiungere una certa forma fisica fanno aumentare il bisogno di postare sul web. Ogni passaggio delle proprie giornate è fissato e pubblicato per verificare il riscontro che ottiene. Il fenomeno è preoccupante e credo che sia legato all’aumento, in parallelo, dei disturbi alimentari, anche tra i maschi adulti”.

6. Consulta uno psicoterapeuta
Gli over 50 e gli over 60 che si dedicano al fitness, anche “estremo”, sono in aumento e rappresentano una nuova fascia di mercato. “A questa età è bene dedicarsi a un’attività più leggera e costante, se mai crescente, con la guida di un medico sportivo e sotto la lente di ingrandimento dell’ortopedico, del nutrizionista e possibilmente di uno psicoterapeuta, che aiuti ad affrontare nuove fasi della vita, la piena maturità fisica e mentale, la riscoperta del corpo e della sessualità”.

7. Coltiva piccole, costanti, buone abitudini
“Nel suo libro-biografia, Nerio Alessandri, promotore planetario della cultura del movimento e dell’esercizio fisico, dichiara che siamo “nati per muoverci”. Ben prima Giovenale, nelle Satire, aveva scritto che una “Mens sana” si trova solo in un “corpore sano”. Acquisire buone abitudini, alimentari e fisiche, e coltivarle ogni giorno con costanza e a piccole dosi, è dunque il modo migliore per disintossicarsi”, conclude Lucattini. D’altro canto, donne come Elle MacPherson, che a 53 anni è incredibilmente in forma, e Rosie Huntington-Whiteley, non si sono mai dedicate a un’attività fisica stressante e sono le prime ad aver svelato che la “formula magica” è “nove ore di sonno, tre pasti regolari con carne e verdura, riso e frutta ogni giorno”. Perché la bellezza è soprattutto il frutto dell’equilibrio.

 

Fonte: Repubblica.it