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Forbes e le 10 modelle più pagate del mondo: a dettare legge sono Instagram e la Cina

Il sito di Forbes ha stilato la classifica delle 10 top model più pagate del mondo. A prima vista, la notizia più eclatante è quella della fine di un regno incontrastato: quello di Gisele Bunchen, la statuaria modella brasiliana di 37 anni che dopo molti anni perde il trono e passa al secondo posto. In vetta, invece, sale Kendall Jenner, sorellastra di Kim Kardashian: secondo le stime, il reddito della ragazza parte del clan Kardashian salirà a 22 milioni di dollari nel 2017.
Questi numeri, però, raccontano altro. In primo luogo l’importanza dei social media e soprattutto di Instagram: molte di queste ragazze, non a caso chiamate Insta-Girls, sono arrivate al successo e in vetta a questa classifica più per la loro attività social che per la loro bellezza. In secondo luogo, la top ten conferma una discussione molto accesa oggi nel fashion system: la “white supremacy”, ovvero la supremazia bianca in fatto di bellezza. Nella top ten, infatti, non c’è una ragazza di colore. Compaiano, invece, due orientali: la cinese Liu Wen e l’americana di origini taiwanese Chrissy Tergen. E appare anche Ashley Graham, la popolare modella “plus size”, ovvero ben oltre la taglia convenzionale (fino a oggi da considerarsi tra una 38 e una 42), confermando l’ascesa della tendenza dell’inclusività, ovvero dell’apertura a nuovi canoni estetici.

Insta Girls: perché Instagram vale più della bellezza
Il fenomeno delle Insta-Girls è diventato un argomento di massa dal 2012 in poi: fu coniato per descrivere ragazze come Kendall Jenner, le sorelle Gigi e Bella Hadid o Emily Ratajkowski, ‘talenti’ che da quell’anno in poi hanno iniziato a crearsi un personaggio e uno spazio nell’attenzione pubblica fino a diventare star di passerelle e campagne pubblicitarie.
Le agenzie di modelle oggi considerano il numero di follower su Instagram al pari della bellezzaIl loro impatto sull’immaginario comune e anche sugli addetti ai lavori è stato così importante da cambiare il modus operandi delle agenzie di modelle che infatti oggi, negli ingaggi di nuovi talenti, considerano il numero di follower su Instagram al pari della bellezza di una ragazza.Instagram, dal canto suo, ha registrato il fenomeno imponendo linee guida sempre più rigide soprattutto sulla pubblicità occulta che questa nuova generazione includeva in molti post. Secondo alcune analisi, per esempio, Kim Kardashian e la sorella Kendall potevano arrivare ad ottenere ingaggi per mezzo milione di dollari per un post a pagamento prima della stretta di Instagram. Numeri che hanno fatto intervenire la Federal Trade Commission negli Stati Uniti e una commissione parlamentare in Italia.

Supremazia bianca: non c’è una ragazza di colore nella top ten
Il dato più spinoso che emerge dalla classifica stilata da Forbes è la mancanza di donne di colore all’interno della top ten delle modelle più pagate del mondo. Il fatto è un argomento molto accesso nel fashion system contemporaneo: nelle ultime settimane, per esempio, proprio con l’accusa di ‘white supremacy’, ovvero di supremazia bianca, è finita Alexandra Schulman, ex direttore di Vogue Uk. ‘White supremacy’, ovvero supremazia bianca: è la critica mossa alla preponderanza di modelle bianche in passerella, sulle copertine e nelle campagne pubblicitarieIn un’intervista al sito di The Guardian, Schulman è stata rimproverata di aver messo pochissime modelle di colore in copertina nella sua lunga permanenza al giornale. E in uno suo recente scatto su Instagram, poi, ha mostrato una redazione priva completamente di persone di colore, fatto che ha generato un’ondata di indignazione. Tanto che il suo successore, Edward Enninful, ha scelto come cover girl Adwoa Aboah, modella e attivista di origini ghanese per il primo numero con la nuova direzione.
La diatriba, però, è solo la punta dell’iceberg perché la maggioranza di modelle bianche in passerella e nelle campagne pubblicitarie resta un fatto eclatante. Le cose, però, sembrano cambiare: nell’ultima edizione della fashion week di New York, per esempio, si è notata un’inversione di tendenza che ha portato a una maggiore inclusività. Non solo modelle afroamericane, ma anche diversi tipi di bellezza hanno animato le passerelle della Grande Mela inaugurando un trend poi inseguito dalla maison e anche dalle grandi multinazionali dedicate ai prodotti di bellezza come L’Oréal.

Liu Wen: perché le modelle cinesi entrano in classifica
L’ottavo posto nella classifica delle top model più pagate è forse uno dei più interessanti da analizzare. Vi si trova Liu Wen, praticamente la modella più famosa della Cina. La sua presenza nella top ten non è un caso e non va certo attribuita soltanto alla sua bellezza. Per il mercato della moda e del lusso, infatti, il peso del mercato cinese oggi è importante ma domani sarà fondamentale. Dal 2020 in poi il 60-70% dei beni di lusso verrà acquistato da consumatori cinesi: questo conferma l’ascesa delle modelle cinesi nella top ten di Forbes Le ultime analisi parlano chiaro: si calcola che dal 2020 in poi il 60-70% dei beni di lusso verrà acquistato da consumatori cinesi, ribaltando completamente lo schema che mette al centro l’occidente, i suoi paradigmi e le sue convinzioni anche in fatto di stereotipi di bellezza. Non a caso il recente show di Victoria’s Secret, passerella importantissima per le modelle, si è svolto a Shanghai confermando tanto la presenza di modelle cinesi quanto l’inclusività di ragazze di colore. Che sia l’inizio di un cambiamento?

 

Fonte: Repubblica.it

Ob-swag e temporary bob: i tagli di capelli medi dell’inverno

Se perfino la cantante Nicole Scherzinger ha rinunciato alla sua lunga chioma, quasi sua signature style, allora significa che il taglio lob è diventato non solo iconico ma addirittura must have: di quelli, per intenderci, che almeno una volta nella vita si devono provare. La cantante è infatti solo l’ultima di una lunga serie di celebrities che si sono date ai tagli medi, bob o lob o pob che siano. Sì, perché a parte la mania, quella che negli ultimi anni ha imperversato è anche la molteplicità di nomi che hanno caratterizzato i tagli che, in passato, venivano semplicemente chiamati “caschetto” o “carré”, termini ormai desueti e quasi fané, abbandonati, anzi da abbandonare, pena il non sentirsi abbastanza “up to date”. Ecco, la mania dell’inglesismo ha spinto hair stylist più o meno noti a dare nomi quasi improponibili alle loro proposte, spesso nemmeno giustificabili perché poco o per nulla differenti le une dalle altre. Si ha così il bob, a onor di cronaca onesto termine utilizzato già da qualche decennio, che diventa lob, crasi di long e bob, a indicare un bob lungo che sfiora le spalle e pob, che sarebbe poi il contrario di lob, vale a dire l’unione di pixie e bob, un caschetto asimmetrico che parte corto sulla nuca e si allunga sul davanti, sfiorando orecchie e guance.

E la cui fama è dovuta a Victoria Beckham che lo rese celebre e copiatissimo a fine anni Novanta. Posh Spice che di recente ha optato per un “wob”, un wavy-bob, un caschetto mosso da morbide onde. Ma non è finita, perché tempo fa l’hair stylist Salvo Filetti aveva lanciato l’”ob-shag”, che unisce la grinta dello shag, ovvero del taglio scalato anni ’70 e ’80 alla lunghezza del lob, ovvero le spalle. Filetti annotava anche che l’ob-shag trovava la massima espressione in chiave messy o curly, ovvero finto spettinato e mosso quasi riccio e spesso accompagnato da frange, più o meno piene e sfilate. L’”ob-swag” è invece la rivisitazione in chiave rock anni ’70 del lob, il cui nome deriva dalla crasi di due parole: swing e shaggy, “oscillare” e “scalare”. Si tratta quindi di un taglio con lunghezze mosse e disordinate dall’allure rock’n’roll.

TENDENZE DA SALONE
Dai saloni, però, per questo autunno e inverno, gli hair stylist propongono tagli medi scalati e su più livelli, spesso di ispirazione vintage e con punte all’ingiù o all’insù, dunque meno complicati. Ma soprattutto bob e lob che cercano di catturare anche l’anima maschile con scalature più geometriche e ciuffi oversize e carré alleggeriti da soffici ciocche laterali e caschetti che si appoggiano sulla linea del mento, molto dinamici e che possono essere voluminosi, ma anche slim, trasformisti grazie a scalature interne e poco visibili. Spesso le frange danno equilibrio a tagli con volumi laterali alleggeriti e geometrie che scivolano senza eccessivi movimenti, che rimangono preferibilmente morbidi e dall’aspetto naturale.
Kate Middleton sfoggia un faux bob
Kate Middleton sfoggia un faux bob

FAUX BOB
Infine, occorre segnalare un certo successo del cosiddetto “faux bob”, ovvero un medio che tale non è nella realtà, perché ottenuto raccogliendo la chioma lunga fino a farla sembrare un bob, di varie lunghezze. Lo ha sfoggiato di recente Kate Middleton, ma anche Levante a X Factor. Chiamato anche “faux medium”, si può realizzare in diversi modi, compreso quello di tagliare la parte anteriore dei capelli su più livelli che lasceranno in evidenza le punte, una volta raccolta la parte posteriore in una coda o in un mini-chignon, dando l’impressione si tratti di un carré. “Temporary bob” lo chiama invece James Longagnani, hair stylist di Fashion Hair by Wella, realizzato con un taglio corto al mento che si appoggia al seno con la chioma sottostante: basta legarlo in versione coda per trasformarlo in un attualissimo caschetto.

 

Fonte: Repubblica.it

Bagliori luminosi per il trucco delle feste

Giungono da più parti le suggestioni per il make up natalizio per convergere su due elementi da sempre caratterizzanti questo periodo dell’anno: i bagliori luminosi e il rosso. Luminosità interpretata in vario modo, per incarnare codici estetici differenti ma sempre all’insegna del glamour. E se per Mac, con la collezione Snow Ball la luce investe i padroni della notte che danzano e si muovono al ritmo di note ipnotiche e soffusi dalla luce vivida di cristalli e fiocchi di neve scintillanti, quelli delle decorazioni, e in un’allure urban glam, per Yves Saint Laurent diventa un’esplosione di luce, anzi addirittura un fuoco d’artificio che attira tutti gli sguardi. Dazzling Light è infatti la holiday collection luminosa e elettrizzante, un’esplosione di colori sgargianti e un’effervescenza di luci, una fusione di platino, oro rosa, rosso ardente e paillette multicolori, perfetta alleata per look ultra-sofisticati. Vibrante e glowing è invece il mood scelto da Shiseido, che si orienta verso pelli superglow con effetto quasi metallizato.

Brillantezza prismatica e freschezza cristallina, condita da colori intensi è il mood scelto da Peter Philips, Direttore della Creazione e dell’Immagine del Make-up Dior per la collezione holiday 2017, Precious Rock, combina la raffinatezza delle pietre preziose alla personalità rock della donna Dior di oggi. Gli occhi risuonano con le labbra nelle caleidoscopiche sfumature del rosso rubino, che risalta accanto al marrone, al verde, al bordeaux.

L’ispirazione arriva anche dal passato e in particolare dalla Golden Age hollywoodiana, che Max Factor riesce a racchiudere in una collezione preziosa ed elegante dove l’oro e il nero sono protagonisti, ma anche dallo spirito di festa dei dai Bohemians americani che si stanziarono a Parigi nel corso del turbinio artistico degli anni 20, secondo l’interpretazione di Guerlain. Che propone oggetti preziosi come la Palette Gold, uno scrigno laccato con disegni di palme stilizzate, ispirato all’Art Deco, nero e oro, per viso, sopracciglia e labbra, per creare un look Gold & Chic, un must per trascorrere il capodanno con il Grande Gatsby. Ma anche un classico, Météorites Gold Pearl, racchiuse in una sfera preziosa che ricorda un gioiello antico e declinate nei colori dell’oro, bianco, giallo, rosa, champagne.

Glamour ed eleganza anche per Chanel, che con la collezione Numéros Rouges gioca sul paradosso di intensità e leggerezza, audacia e semplicità rivisitando i classici del make up, dal rossetto allo smokey eyes fino agli smalti, dai colori particolari. “Il rossetto rosso firma un look classico e timeless. Amo reinventarlo accostandolo a elementi make up giovani e inattesi, come lo smalto Celebrity, un nero intenso, o Fiction, un verde smeraldo profondo – spiega Lucia Pica -. Potete creare un seducente “smoky eyes” utilizzando il verde imperiale iridato dai riflessi minerali e sostituendo il color petrolio con il vinaccia intenso o il verde imperiale».

Blu è invece l’ispirazione di Linda Cantello, Giorgio Armani International Make-Up Artist per la Holiday Collection 2017 Giorgio Armani Beauty, che celebra la bellezza femminile senza tempo, in una versione reinterpretata e piena di energia. Mi sono ispirata alle sfumature fredde e blu che si incontrano nel cuore dell’inverno. Gli ombretti sono illuminati da argento e oro freddi. I rossetti Lip Magnet sono tonalità fredde che si possono stratificare per ottenere labbra naturali, da mordere, o sfumature più scure e intense. Tutto è stato concepito per essere stratificato e mescolato secondo i propri desideri», spiega la make up artist. Infine, Givenchy celebra il Natale in quanto crepuscolo dell’anno e ricorrenza ricca di gioia e di felicità che porta in sé una promessa di rinnovamento prendendo come ispirazione Venere, il cui pianeta riesce a far emergere sfumature di colore che appartengono sia al giorno che alla notte. Conosciuta in Asia come la Stella d’Oro, Venere annuncia “l’Ora Blu”, quando i fiori esalano il loro profumo più autentico e profondo, quando il cielo si tinge di un colore luminoso, tra il rosa e il blu.

 

Fonte: Repubblica.it

Lingerie: dal pizzo romantico ai fiori, le 3 tendenze più ‘intime’

Con l’arrivo dell’inverno la voglia di cambiare stile ci spinge a fare shopping. Comprare una bella borsa, un cappotto, deglistivali è sempre un piacere. Ma quando abbiamo voglia di un piccolo lusso pensiamo subito alla lingerie. Reggiseni, culotte, body e sottovesti ci fanno sentire più belle e seducenti. E sono anche una idea vincente da regalare a Natale a una fidanzata, a una moglie o a una amica. D’altronde anche la divina Greta Garbo attribuiva un potere unico all’intimo:

“Nessuno la vedrà mai; è terribilmente costosa e nessuno saprà mai che è di seta. Lo saprò io, e camminerò in modo diverso”

Sulla scelta del colore della lingerie noi ti suggeriamo di scegliere sicuramente qualche pezzo bianco e nero, classico e sensuale, ma anche di puntare sul colore perché sono capi che potrai indossare tranquillamente a vista e senza stagionalità, come suggeriscono gli stilisti da Alberta Ferretti a Dolce&Gabbana, da Prada a Saint Laurent.

La lingerie di pizzo nero
La lingerie nera è un classico intramontabile e resta insieme alla lingerie rossa sinonimo di seduzione. Punta su reggiseni a balconcino, a triangolo, push up e bralette, fasce lisce o imbottite in pizzo o tulle. Ecco nella gallery una selezione di reggiseni che ti garantiscono di essere perfettamente in tendenza.

La lingerie rosa e nude
Il rosa non è dedicato solo alle più romantiche, ormai è un must soprattutto per le Millennials. Tante le sfumature che puoi trovare nelle boutique ma le più ‘pastellose’ fino al nude sono le nostre preferite e saranno perfette anche per la prossima primavera. Gioca sul pizzo: da quello maxi a quello mini lo puoi abbinare a look leggermente trasparenti per un gioco di ‘vedo non vedo’ dal sapore bucolico. Anche sui Red carpet si sono visti molti reggiseni, corpini di pizzo e sottovesti indossati a vista. Tu puoi “scaldarli” con un maxi cardigan di lana. Lo slip da abbinare? Il coordinato vince sempre.

La lingerie fiorita
Questo inverno non si può fare a meno di qualche capo a fiori. Ma per distinguerti dalla massa perché non scegliere i fiori nella lingerie? Rose e pizzi floreali colorati o tono su tono la fanno da padrone su coppe, fasce, triangoli, bralette e push up. Nessuna restrizione sul colore, punta ovviamente su quelli che ti piacciono di più ma osa anche qualche tinta innovativa. Per stupirti e stupire chi ti guarda…

 

Fonte: Repubblica.it

Bagliori luminosi per il trucco delle feste

Giungono da più parti le suggestioni per il make up natalizio per convergere su due elementi da sempre caratterizzanti questo periodo dell’anno: i bagliori luminosi e il rosso. Luminosità interpretata in vario modo, per incarnare codici estetici differenti ma sempre all’insegna del glamour. E se per Mac, con la collezione Snow Ball la luce investe i padroni della notte che danzano e si muovono al ritmo di note ipnotiche e soffusi dalla luce vivida di cristalli e fiocchi di neve scintillanti, quelli delle decorazioni, e in un’allure urban glam, per Yves Saint Laurent diventa un’esplosione di luce, anzi addirittura un fuoco d’artificio che attira tutti gli sguardi. Dazzling Light è infatti la holiday collection luminosa e elettrizzante, un’esplosione di colori sgargianti e un’effervescenza di luci, una fusione di platino, oro rosa, rosso ardente e paillette multicolori, perfetta alleata per look ultra-sofisticati. Vibrante e glowing è invece il mood scelto da Shiseido, che si orienta verso pelli superglow con effetto quasi metallizato.

Brillantezza prismatica e freschezza cristallina, condita da colori intensi è il mood scelto da Peter Philips, Direttore della Creazione e dell’Immagine del Make-up Dior per la collezione holiday 2017, Precious Rock, combina la raffinatezza delle pietre preziose alla personalità rock della donna Dior di oggi. Gli occhi risuonano con le labbra nelle caleidoscopiche sfumature del rosso rubino, che risalta accanto al marrone, al verde, al bordeaux.

L’ispirazione arriva anche dal passato e in particolare dalla Golden Age hollywoodiana, che Max Factor riesce a racchiudere in una collezione preziosa ed elegante dove l’oro e il nero sono protagonisti, ma anche dallo spirito di festa dei dai Bohemians americani che si stanziarono a Parigi nel corso del turbinio artistico degli anni 20, secondo l’interpretazione di Guerlain. Che propone oggetti preziosi come la Palette Gold, uno scrigno laccato con disegni di palme stilizzate, ispirato all’Art Deco, nero e oro, per viso, sopracciglia e labbra, per creare un look Gold & Chic, un must per trascorrere il capodanno con il Grande Gatsby. Ma anche un classico, Météorites Gold Pearl, racchiuse in una sfera preziosa che ricorda un gioiello antico e declinate nei colori dell’oro, bianco, giallo, rosa, champagne.

Glamour ed eleganza anche per Chanel, che con la collezione Numéros Rouges gioca sul paradosso di intensità e leggerezza, audacia e semplicità rivisitando i classici del make up, dal rossetto allo smokey eyes fino agli smalti, dai colori particolari. “Il rossetto rosso firma un look classico e timeless. Amo reinventarlo accostandolo a elementi make up giovani e inattesi, come lo smalto Celebrity, un nero intenso, o Fiction, un verde smeraldo profondo – spiega Lucia Pica -. Potete creare un seducente “smoky eyes” utilizzando il verde imperiale iridato dai riflessi minerali e sostituendo il color petrolio con il vinaccia intenso o il verde imperiale».

Blu è invece l’ispirazione di Linda Cantello, Giorgio Armani International Make-Up Artist per la Holiday Collection 2017 Giorgio Armani Beauty, che celebra la bellezza femminile senza tempo, in una versione reinterpretata e piena di energia. Mi sono ispirata alle sfumature fredde e blu che si incontrano nel cuore dell’inverno. Gli ombretti sono illuminati da argento e oro freddi. I rossetti Lip Magnet sono tonalità fredde che si possono stratificare per ottenere labbra naturali, da mordere, o sfumature più scure e intense. Tutto è stato concepito per essere stratificato e mescolato secondo i propri desideri», spiega la make up artist. Infine, Givenchy celebra il Natale in quanto crepuscolo dell’anno e ricorrenza ricca di gioia e di felicità che porta in sé una promessa di rinnovamento prendendo come ispirazione Venere, il cui pianeta riesce a far emergere sfumature di colore che appartengono sia al giorno che alla notte. Conosciuta in Asia come la Stella d’Oro, Venere annuncia “l’Ora Blu”, quando i fiori esalano il loro profumo più autentico e profondo, quando il cielo si tinge di un colore luminoso, tra il rosa e il blu.

 

Fonte: Repubblica.it

Augmented Reality: il futuro della bellezza

Di Augmented Human parlava lo scorso anno l’agenzia di analisi Mintel a proposito delle previsioni per i prossimi dieci anni del settore beauty & personal care a livello mondiale, prevedendo scenari nei quali il confine tra tecnologia e “human” diventa sempre più sottile. Sono trascorsi pochi mesi e già il termine ha subito una piccola ma significativa variante, passando a “Augmented Reality” e registrando un assottigliamento sempre maggiore tra reale e virtuale. Perché in fondo di questo si tratta: utilizzare strumenti sempre più sofisticati che consentano, prima ancora di scegliere un prodotto, di verificarlo sulla propria pelle, viso e corpo. Che si tratti di make up, skin e nail care, pare che tutorial e consigli ricercati in rete non bastino più e che gli smartphone stiano abituando il consumatore a esperienze sempre più concrete che vanno al di là del semplice “vedo e compro” con un click, verificando prima su se stessi il prodotto che interessa, la sua formulazione, il suo colore, la sua resa. Scenari inimmaginabili fino a poco tempo fa e che oggi, in un mondo in cui circa il 45 per cento di utenti sono interessati a possedere app in grado di consigliare prodotti beauty personalizzati, prevedono analisi della pelle in tempo reale, dispositivi intelligenti in grado di rilevarne tonalità e qualità per adattare quantità e tipologia di prodotto, soluzioni con sensori in grado di monitorare le condizioni della propria salute.

La sperimentazione virtuale del prodotto sta diventando il nuovo punto di partenza per i grossi brand
Insomma, la relazione tra consumatori e player del mercato cosmetico diventa sempre più dinamica e la sperimentazione virtuale del prodotto sta diventando il nuovo punto di partenza per i grossi brand: invece di guardare in video un’influencer che insegna ad applicare un prodotto, perché non fare da sé direttamente? Il che produce, come corollario, l’estrema personalizzazione della beauty experience e della care routine. E il tutto con il coinvolgimento, accanto a medici e cosmetologi, di nuovi maker come ingegneri, scienziati ed esperti di tecnologia e fisica.

TRACKING DEL VOLTO E MAKE UP TAILOR MADE
ModiFace è una tecnologia di tracking e mappatura video della pelle creata da un pool di esperti presso l’Università di Stanford e oggi utilizzata da moltissimi brand beauty in tutto il mondo grazie alle oltre 200 applicazioni personalizzate che è in grado di fornire e che consentono di analizzare dettagli minuziosi del viso per restituire una visione più simile a quella del volto vero dell’utente. Il che servirà poi alle varie aziende interessate a simulare diversi tipi di cosmetici, fornire la colorazione esatta dell’epidermide per cercare i colori più adatti al proprio tono e sottotono e addirittura di spiegare quali sono i tratti del volto da valorizzare per cercare creme e trattamenti ad hoc. E infatti, una delle aree più interessanti per lo sviluppo dell’Augmented Reality è proprio lo skin care. In questo ambito si sta muovendo bene anche il colosso L’Oréal: Guive Balooch, Global Vice President dell’incubatore tecnologico di L’Oréal, con sede a Clark in New Jersey (USA), ha accompagnato L’Oréal nella sua evoluzione da tradizionale azienda della bellezza a vero e proprio Tech Player in grado di rivoluzionare il settore. E tra le iniziative più interessanti, Makeup Genius e Nail Genius di L’Oréal Paris, il primo tester di make up virtuale che ha raggiunto i 20 milioni di download, che ricreano un trucco in grado di simulare perfettamente quello reale su un’immagine del viso non più statica, ma che si può muovere fino a 60 gradi, come se fosse davvero truccato. Lo smartphone diventa così una sorta di specchio che, grazie alla tecnologia, permette il monitoraggio delle espressioni del viso e un riconoscimento facciale di estrema precisione. Le Teint Particulier Custom Made Foundation di Lançome è una tecnologia brevettata che dà l’opportunità a tutte le donne di creare un fondotinta che si adatti perfettamente alla tonalità della carnagione. I dati vengono raccolti scannerizzando la pelle con un sofisticato sistema di algoritmi che arriva a generare fino a 7200 nuance diverse. Erogandone un campione di 11 ml, la formula viene stesa sul viso e qualora soddisfi i parametri stabiliti, si procede con la creazione del fondotinta su misura. Sempre in ambito make up, Sephora propone Virtual Artist, un servizio che consente di testare virtualmente sugli iPad i beauty look con prodotti make up di tantissime marche. Mentre in Giappone, Shiseido ha collaborato con Microsoft Japan e Skype For Business per creare una nuova applicazione, Telebeauty, perfetta per chi utilizza la videoconferenza in quanto applica il trucco virtuale (fondotinta, ombretto e rossetto) all’immagine video dell’utente. È come applicare un filtro Snapchat a una chiamata video, eliminando la necessità di truccarsi realmente.

VIRTUAL HAIR
Infine i capelli, sempre monitorati con Kérastase Hair Coach, la spazzola tiene sotto costante controllo gli effetti della beauty routine haircare sulla qualità dei capelli, attraverso sensori wi-fi o bluetooth. Abbinata a un’app mobile, che tiene conto anche dell’impatto delle condizioni atmosferiche, la spazzola consente di ottenere informazioni e suggerimenti utili a migliorare la cura dei capelli. Style My Hair, invece, è app di L’Oréal Professionnel che permette di sperimentare fra più di cinquanta tagli e styling e trenta colori: basta scattare una fotografia con il viso centrato e i capelli tirati indietro e giocare con le acconciature proposte, adattandole al viso. Finita la procedura, gli esperti L’Oréal Professionnel danno i loro consigli sul look scelto, suggerendo i prodotti più giusti per replicarlo.

 

Fonte: Repubblica.it

Single da anni: come superare la paura di innamorarsi di nuovo

E’ come ritrovarsi in una bolla. Ci sono scivolata dentro dopo l’ultima relazione sentimentale, qualche anno fa. Da allora non ho più avuto storie, flirt, nessun coinvolgimento sessuale. Da quando lui se n’è andato, lasciandomi all’improvviso senza tante spiegazioni, sono stata così male da decidere di dedicarmi solo ai miei figli e al mio lavoro. Mi sono rimodellata sulle priorità. E forse anche intorpidita affettivamente. L’idea di una nuova storia d’amore ma anche solo di incontrare qualcuno, sembra non riguardarmi. Meglio evitare incontri, mantenere distanze.

 

“Mi sono rimodellata sulle priorità. E forse anche intorpidita affettivamente”
Mi sono ormai abituata a fare capo a me stessa per ogni decisione, a non condividere l’esistenza. Ad indossare libera pigiami imbarazzanti, a buttarmi sul divano la sera con il telecomando in mano come scettro della mia serata, a sbriciolare in giro per casa i miei pasti. Cose che inizialmente hanno segnato il vuoto, che brutto allungarsi in un letto deserto, ma con il tempo sono diventate comodità. Ho fatto salti mortali, affrontato momenti bui. Ma sono sopravvissuta, e anche bene. Perché a volte è solo la paura di rimanere soli a farci cercare qualcuno.

“A volte è solo la paura di rimanere soli a farci cercare qualcuno” L’altro ci serve per riempirci, per spronarci. Ma con questo timore è più facile poi che l’amore si impadronisca della nostra vita, ci strappi dalle cose che amiamo. Funzioni a volte da adesivo per rimanere in relazioni insoddisfacenti: pur di non essere abbandonati ci facciamo andare bene quello che bene non ci sta.
Il senso comune inoltre dice che avere un partner è indispensabile. Come se le relazioni sentimentali fossero una necessità biologica, centrali per il benessere, soprattutto per le donne: se non hai una storia o una famiglia sei strana, patologica, qualcosa non va. Per poi tradursi nella paura di restare da soli.

 

Single per scelta, e non
Ma è vero anche che stare da soli molte volte non è una scelta ma una giustificazione. Ci sembrano scontati tutti quei caselli emotivi che mettiamo sui nostri percorsi sentimentali, senza telepass per nessuno. Di fondo, inutile negarlo, abbiamo paura di impegnarci, di fare posto a qualcuno nella nostra vita. Perché aprire ad un altro vuol dire assumersi rischi, impegnare emozioni. Lasciarsi coinvolgere somiglia tanto a farsi male.

“Farsi avvicinare graffia di nuovo sulle nostre precedenti ferite” Una nuova storia intima effettivamente solleva dolori passati, riapre ferite lontane. Negli strati più profondi di noi stanno ammucchiati rifiuti, perdite, rabbia, siamo così spaventati dalla possibilità di rievocarli da rimanere bloccati. È un tentativo per scansare infortuni psicologici, quelli di essere respinti, calpestati, traditi, abbandonati. Perché quando siamo di fronte a una persona nuova e arriva il momento di spogliarsi in senso affettivo, non è solo l’imbarazzo a frenarci ma soprattutto l’amarezza per ogni volta che abbiamo sofferto. Farsi avvicinare graffia di nuovo sulle nostre precedenti ferite. E questo sì che fa male… Ci blocca quando è il momento di presentarsi a qualcuno, ci congela quando è tempo di condividere se stessi con l’altro.

8 consigli per uscire dalla paura di innamorarsi di nuovo della psicologa Brunella Gasperini
1) Prendere consapevolezza delle proprie difese
Ovvero dei muri che alziamo, delle paure che ci bloccano come il timore che nessuno possa essere veramente interessato a noi o il confronto con altri. Di tutte le manovre con le quali sabotiamo il nostro bisogno di intimità. A volte bisogna lavorare molto su questi aspetti.

2) Emergere dalla bolla dentro la quale ci siamo infilate
Significa uscire dalla tana rassicurante aumentando possibilità di incontri e scambi, al di là di coinvolgimenti sentimentali. Meglio creare comunque rapporti come mezzi per scoprire nuove parti di noi e ciò che ci rende felici.

3) Spingere i propri limiti
Fare “stretching psicologico” per scoprire le proprie possibilità. Essere single da tanto tempo non vuol dire aver dimenticato le competenze necessarie ad un rapporto, si è solo perso allenamento.

4) Rendersi conto di saper funzionare da sole e di essere autonome
Questo predispone a dinamiche relazionali più sciolte, mantenendosi sulla propria indipendenza, evitando di sbilanciare verso l’altro. Se apriamo ad una storia è per aggiungere qualcosa alla nostra vita, per “espanderci” non per riempire vuoti.

5) Non essere autoreferenziale
Evitare di fare riferimento a quella specie di regolamento personale su come devono essere le storie d’amore compilato sulla base di esperienze passate. Quello che va bene nella teoria personale non funziona nella vita reale. Ed evitare anche di mettere l’altro sotto il microscopio mantenendo piuttosto il centro su se stesse.

6) Darsi opportunità, mettersi alla prova
Testare la propria femminilità, anche. Imparare a giocare, flirtare in modo leggero ma consapevole. Dare possibilità agli altri di conoscerci e apprezzarci.

7) Affrontare sfide interiori
C’è molto in gioco quando siamo a stretto contatto con un’altra persona ma abbiamo bisogno di addentrarci nei sentimenti e di esporre la vulnerabilità. Rendersi conto del potere che abbiamo sul nostro destino sentimentale, concentrandosi su ciò che possiamo gestire.

8) Riflettere sul bisogno di incontrare gli altri a livello profondo
L’inconscio cerca sempre di tornare al nostro inizio, di rielaborare e curare i traumi che abbiamo subito. Tenta di riempire lacune, di nutrire carenze e può farlo solo attraverso nuove relazioni. Darsi delle chance in questo senso è necessario.

 

Fonte: Repubblica.it

Viola, idee per indossare un colore non proprio facile

Il viola nasce da un mix di blu e rosso, quindi trasmette la forza e l’energia del secondo ma anche la calma del primo. Un colore, dunque, complesso già in origine e per questo così complicato. Ma anche molto attraente, tanto che periodicamente lo rivediamo spuntare nel make up, nell’hair coloring e nella moda. Anche se, assicurano i make up artist, portarlo non è per niente facile. Ecco alcuni spunti, clicca qui.

La storia del cappotto: dalla redingote al doppiopetto di oggi

Coprire, rappresentare, raccontare: la storia del cappotto, come quella di ogni indumento di moda, si intreccia a una moltitudine di usi e costumi, inverni freddi e viaggi in aereo, auto polverose e copioni hollywodiani, guerre drammatiche e rinascite economiche. La sua forma contemporanea prende il via dal XIII° Secolo in poi in un susseguirsi di invenzioni, soluzioni, forme e tagli che arriveranno fino ai doppiopetto e loden che oggi tutti indossiamo.

La marsina (ovvero il soprabito ricamato francese, parte del completo maschile a tre pezzi) è l’antenato del cappotto: dalla sua forma lunga e affusolata nasce l’inglese Riding-coat (diffuso poi in Europa come Redingote), un cappotto da gentleman completamente privo di decori. Da questo modello si svilupperanno molte varianti: il Carrik (con mantelline, pensato per i viaggi); il paletot o paltò (il soprabito borghese per eccellenza del ‘800); il modello Raglan (con spalle dal taglio obliquo, prende il nome da Lord Raglan comandante delle truppe britanniche nella Guerra di Crimea). La marsina è l’antenato del cappotto: dalla sua forma nasce l’inglese Riding-coat, ovvero la Redingote Arriveranno poi il Chesterfield (dal nome della famiglia di conti del nord d’Inghilterra, monopetto con revers di velluto nero e bottoni nascosti); Il Brooks Brothers (americano come l’omonimo marchio che lo rende famoso, è il doppiopetto reso famoso dai divi di Hollywood come Clark Gable); il Montgomery (o Duffle coat, modello con alamari pensato per la Royal Navy inglese e passato alla storia per essere stato indossato dal generale britannico B.L. Montgomery); e il Loden (che prende il nome dall’omonimo tessuto prodotto con lana di pecora,
orignario del Tirolo prima usato dai pastori nel Medioevo e poi diventato il simbolo dell’artistocrazia austriaca).

Il cappotto da donna contemporaneo nasce come derivazione dal modello maschile e quindi come evoluzione della marsina. Nei primi anni dell’Ottocento, il Corriere delle Dame presenta la Doglietta, un cappotto a vestaglia in tessuti pregiati spesso doppiati con imbottiture o pelliccia. Dopo questo modello è un’esplosione di varianti: lo spolverino (paltò utilizzato nelle autovetture per proteggere gli abiti dalla polvere); il cappotto a cosacca (ispirato alle uniformi dei soldati russi e poi ripreso da Yves Saint Laurent in una famosa collezione del 1976); i modelli anni Trenta (con spalle importanti, ispirati alla Haute Couture di Parigi ma anche alle dive di Hollywood) e quelli più squadrati degli anni Quaranta (realizzati con materiali di fortuna durante la Seconda Guerra Mondia); i manteux del New Look di Christian Dior; i mini cappotti di Adnré Courrèges di fine anni Sessanta; i modelli unisex o folk dei ’70.

 

Fonte: Repubblica.it

Louise Dahl-Wolfe: la donna che ha rivoluzionato la fotografia di moda

l suo nome è sconosciuto ai più eppure Louise Dahl-Wolfe è una icona della fotografia, non solo di moda. Nata nel 1895 a San Francisco da genitori immigrati Norvegesi, e scomparsa nel 1989, Louise Dahl-Wolfe ha documentato i cambiamenti culturali e sociali del Novecento e post Seconda Guerra Mondiale, influenzando enormemente anche il lavoro di Richard Avedon, Irving Penn e di altri fotografi contemporanei. Il Fashion and Textile Museum di Londra la omaggia con la prima retrospettiva a lei dedicata nel Regno Unito. In mostra più di 100 fotografie che illustrano la sua visione della donna moderna e indipendente, datate dal 1931 al 1959.

 

La formazione di Louise è artistica: dal 1914 al 1922 studia all’Art Institute dove segue i corsi sul colore di Rudolph Schaeffer e poi design alla Columbia University. La sua incredibile sensibilità per le forme, le disposizioni e i colori, legata ai suoi studi di arte e interior design, ha lasciato un’impronta indelebile nel modo di raccontare il corpo femminile e la moda, gettando le basi di quella che sarebbe diventata una vera e propria professione: la fotografia di moda. Louise, infatti, è fra le prime nel 1937 a introdurre colori dalle tonalità calde ed eleganti nelle fotografie di moda.

E contribuisce a creare l’identità della fotografia americana con l’uso della luce naturale, scattando all’esterno e utilizzando come set paesaggi del Messico, della Tunisia, della Spagna, del Sud America, dando vita così alle foto di moda ambientali. Nel 1933 Vanity Fair pubblica per la prima volta le sue immagini ma Louise declina un’offerta contrattuale da parte del magazine perché troppo vincolante dal punto di vista creativo.

Dal 1935 fino al suo ritiro nel 1958, lavora per la prestigiosa rivista Harper’s bazaar (un excursus dedicato al magazine è in mostra Fashion and Textile Museum di Londra): Louise mette a frutto il suo talento e creatività per 86 copertine del magazine, 600 tavole a colori e oltre 2000 fotografie in bianco e nero.
La cover di Haper’s Bazaar del marzo 1943 con una giovane Lauren Bacall
La cover di Haper’s Bazaar del marzo 1943 con una giovane Lauren Bacall

 

La sua figura è legata anche allo sviluppo dell’immagine delle supermodelle: contribuì a creare lo stile personale di Suzy Parker, Jean Patchett ed Evelyn Tripp e a lanciare l’attrice Lauren Bacall, immortalata a 19 anni sulla cover di marzo 1943 di Harper’s Bazaar. Ora finalmente la retrospettiva a lei dedicata dal Fashion and Textile Museum di Londra riporta alla luce il lavoro di questa grandissima artista.

 

Fonte: Repubblica.it